lunedì 12 gennaio 2026

2026: arrivano i soliti aumenti

Cari consumatori, anche per il 2026 non mancheranno i soliti aumenti che renderanno più cara la vita quotidiana e ciò quale conseguenza di una serie di aumenti concreti che derivano da scelte normative e fiscali già operative. 

E quindi, mentre da una parte abbiamo già evidenziato come con il nuovo anno si potrebbe registrare un ulteriore cambiamento che potrebbe caratterizzare la scelta del consumatore (vedi qui), sotto altro profilo la questione prezzo rimane centrale anche a causa degli aumenti che stanno riguardando beni e servizi primari.

Alcuni rincari sono espliciti, altri più subdoli, perché frammentati o nascosti dietro formule tecniche come “adeguamenti”, “armonizzazioni” o “riallineamenti” che, di fatto, comportano un costo più elevato per la fornitura del servizio o l'acquisto dei beni.

Il risultato, però, è chiaro: il peso complessivo sui bilanci familiari aumenta, soprattutto per chi utilizza l’auto, viaggia, consuma prodotti soggetti ad accisa o acquista online.

In questa analisi dei rincari del 2026, vogliamo dare uno sguardo anche agli altri paesi europei, confrontando i costi offerti per i servizi e beni oggetto dell'aumento intervenuto in Italia.


Sigarette e tabacchi: l’aumento che cresce nel tempo - è giunta l'ora di abbandonare questo vizio?

Uno dei vizi più diffusi, la sigaretta, subisce un nuovo aumento che riguarda, con l'anno entrante per tutti i prodotti del tabacco. 

Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il primo gradino di un meccanismo di incremento pluriennale delle accise, previsto dalla Legge di Bilancio. L’aumento sul singolo pacchetto può apparire contenuto, ma è strutturale e progressivo: non è un rincaro “una tantum”, bensì l’inizio di un percorso che porterà ulteriori aumenti nei prossimi anni.

La giustificazione ufficiale è duplice: da un lato il recupero di gettito, dall’altro la tutela della salute pubblica. Tuttavia, dal punto di vista del consumatore, l’effetto è immediato e regressivo, perché colpisce in modo uniforme, indipendentemente dal reddito. È inoltre significativo che l’aumento riguardi anche prodotti alternativi, come il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche, riducendo di fatto le possibilità di scelta economica.

A parere di chi scrive, questo aumento dovrebbe incentivare il consumatore di tabacco ad abbandonare questo vizio che colpisce la salute e il portafoglio: non è mai troppo tardi.

Nel confronto europeo, l’Italia non è un’eccezione: molti Paesi UE applicano accise ancora più elevate. Ma proprio questo raffronto solleva una domanda legittima: alzare i prezzi senza rafforzare parallelamente le politiche di prevenzione e supporto al consumatore è davvero efficace, o serve solo a fare cassa? la risposta la conoscete anche voi.


Carburanti: il diesel diventa un lusso quotidiano

Sembra incredibile, ma il confronto tra benzina e diesel si è ribaltato, tant'è che su quest'ultimo si è abbattuto questo nuovo aumento, legato ai carburanti. Dal 2026 è operativa la parificazione delle accise tra benzina e gasolio, una misura annunciata da tempo e ora diventata realtà. In termini pratici, questo significa gasolio più caro e benzina solo marginalmente più conveniente.

Per chi utilizza l’auto per lavoro, per chi vive in aree poco servite dal trasporto pubblico o per le famiglie che hanno investito negli anni passati in veicoli diesel, l’aumento è tutt’altro che neutro. Non si tratta solo di qualche centesimo al litro: su base annua, l’impatto diventa significativo, soprattutto in un contesto in cui il costo dell’energia resta elevato.

Anche per questo bene di consumo può risultare istruttivo il confronto europeo. 

Se è vero che in Paesi come Francia, Paesi Bassi o Germania il prezzo alla pompa è spesso più alto, è altresì innegabile che in molti di questi Stati esistono alternative di mobilità più efficienti e politiche di compensazione più strutturate. In Italia, invece, l’aumento arriva spesso senza un reale piano di accompagnamento per il consumatore.


Autostrade e mobilità: facile rincaro per lo Stato

Sul fronte dei pedaggi autostradali, gli aumenti vengono definiti “contenuti” e legati all’inflazione. Tecnicamente è vero, ma dal punto di vista del cittadino la somma dei rincari – carburante più caro, pedaggi in aumento, assicurazioni più costose – rende ogni spostamento più oneroso.

Il confronto con altri Paesi UE mette in luce un dato strutturale: mentre in alcune realtà europee l’uso dell’autostrada è gratuito o regolato da sistemi di vignette annuali, in Italia il modello resta fortemente basato sul pagamento a consumo, che penalizza soprattutto chi viaggia spesso per necessità e non per scelta.

Sotto questo profilo, nel nostro territorio viene penalizzato chi utilizza di più il mezzo privato per circolare, magari per motivi di lavoro, senza prevedere servizi di trasporto alternativo veramente efficaci.


Aumenti “silenziosi”: turismo, acquisti online e servizi

Accanto ai rincari più visibili, il 2026 introduce anche una serie di aumenti indiretti, meno percepiti ma altrettanto rilevanti e che si faranno sentire sul nostro portafoglio. 

La tassa di soggiorno cresce, con punte più elevate nelle aree a forte attrattività turistica; le spedizioni extra-UE sotto i 150 euro diventano più costose; alcune imposte sulle transazioni finanziarie vengono rafforzate.

Sono interventi che, presi singolarmente, sembrano marginali, ma che nel loro insieme contribuiscono a erosione progressiva del potere d’acquisto, soprattutto per i consumatori più attivi sul digitale e per le famiglie che viaggiano.


Cosa può fare il consumatore (oltre a pagare)?

Di fronte a questo scenario, il rischio è l’assuefazione: accettare gli aumenti come inevitabili. In realtà, qualche margine di tutela esiste. Informarsi, confrontare prezzi e tariffe, rivedere abitudini di consumo e pretendere trasparenza non elimina i rincari, ma ne riduce l’impatto.

Soprattutto, è fondamentale non perdere di vista il piano collettivo: gli aumenti fiscali devono essere proporzionati, giustificati e accompagnati da misure di riequilibrio. Quando questo non avviene, il consumatore ha il diritto – e il dovere – di sollevare una questione di equità.

Il 2026, più che l’anno dei rincari, rischia di diventare l’anno in cui il consumatore paga senza capire fino in fondo perché. Ed è proprio su questo terreno che la tutela deve tornare ad essere centrale.

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