In questi ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni arrivate in associazione (sos@consumatoreinformato.it) di consumatori che hanno ricevuto un SMS apparentemente proveniente dalla banca, ovvero una telefonata del falso ufficio antifrode e si sono visti sottratti migliaia di euro.
Ma la banca non è responsabile per questi ammanchi? l'intermediario non deve effettuare alcun controllo?
Uno di questi casi è stato affrontato dall'Arbitro per le controversie Bancarie e Finanziarie (ABF), chiamato a decidere il caso di un cliente di un istituto di credito a cui erano stati sottratti oltre 5.000,00 euro attraverso una astuta truffa digitale.
La vicenda affrontata, e risolta, dal Collegio di Coordinamento ABF ha respinto il ricorso, ritenendo corretta la condotta tenuta dalla banca: decisive la regolarità dell'autenticazione e la colpa grave della cliente, ossia due principi che cari consumatori dovrete tenere in considerazione quando vi trovate in questo tipo di vicissitudini.
1.- La truffa: il falso operatore bancario
La storia che vi stiamo raccontando prende avvio con un SMS ove viene segnalato un bonifico sospetto e viene invitato il consumatore a contattare telefonicamente un numero telefonico per bloccarlo.
Dall'altra parte risponde un sedicente operatore antifrode che, prospettando il rischio di ulteriori addebiti, convince la vittima a effettuare alcuni pagamenti.
Questo è ciò che, in breve, è accaduto ad una malcapitata cliente di una banca, ed esaminato nella decisione n. 4274 del 12 maggio 2026 del Collegio di Coordinamento dell'Arbitro Bancario Finanziario (ABF).
La donna, dopo aver ricevuto un messaggio apparentemente riconducibile alla propria banca, effettuava un bonifico di 4.225,77 euro verso un conto indicatole dal truffatore. Successivamente disponeva un ulteriore pagamento di 850 euro, convinta di dover proteggere il denaro depositato presso un altro intermediario.
Accortasi della frode, chiedeva alla banca la restituzione dei 5.075,77 euro complessivamente contestati. L'intermediario negava il rimborso e la cliente si rivolgeva all'ABF, che ha respinto il ricorso.
2.- La banca deve dimostrare la regolarità delle operazioni
Un primo punto fondamentale che deve essere valutato in questo tipo di vicende è la condotta tenuta dalla banca, la quale deve fornire la prova di essersi comportata in modo corretto.
La questione è regolata dal decreto legislativo n. 11/2010, che disciplina i servizi di pagamento e recepisce la normativa europea PSD2, ed in particolare l'art. 10 secondo il quale nel caso di operazione disconosciuta, la banca è tenuta a dimostrare che il pagamento è stato autenticato, correttamente registrato e contabilizzato e che non è stato interessato da malfunzionamenti: "Qualora l'((utente)) di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un'operazione di pagamento già eseguita o sostenga che questa non sia stata correttamente eseguita, è onere del prestatore di servizi di pagamento provare che l'operazione di pagamento è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata e che non ha subito le conseguenze del malfunzionamento delle procedure necessarie per la sua esecuzione o di altri inconvenienti.".
La semplice registrazione dell'operazione nei sistemi informatici non basta, da sola, a provare che il cliente l'abbia autorizzata o abbia agito con colpa grave.
Nel caso esaminato, il Collegio ha ritenuto che la cliente avesse fornito un contributo soltanto parziale alla fase autorizzativa. Ha quindi verificato la conformità delle procedure bancarie alle regole sull'autenticazione forte e, successivamente, la condotta della ricorrente.
3.- Segue: cosa sono le regole sull'autenticazione forte - quando il sistema della banca è conforme
L'autenticazione forte del cliente, nota come SCA ("Strong Customer Authentication"), richiede generalmente almeno due fattori indipendenti appartenenti a categorie differenti: conoscenza, possesso o inerenza, come una password, un dispositivo di sicurezza o un dato biometrico.
Il Collegio di Coordinamento ha affrontato due questioni interpretative.
(A)
La prima riguarda la possibilità, in presenza delle condizioni previste dalla normativa europea, di accedere al conto utilizzando un solo fattore e riutilizzarlo per autorizzare un pagamento, associandolo a un secondo fattore di natura diversa. La procedura è ammessa, tra l'altro, se accesso e pagamento avvengono nella stessa sessione, è garantito il collegamento dinamico con l'operazione e non sono trascorsi più di 180 giorni dall'ultima autenticazione forte.
(B)
La seconda questione riguarda il CVV (Card Verification Value, ossia Valore di Verifica della Carta) dinamico utilizzato nei pagamenti online. Nel caso concreto, il Collegio ha ritenuto conforme alla SCA il sistema che prevedeva la generazione del CVV dinamico durante la procedura di accesso e la successiva conferma mediante un codice OTP ricevuto via SMS.
La decisione non significa che qualsiasi procedura basata su CVV dinamico e OTP sia automaticamente regolare: la conformità deve essere valutata considerando il sistema concretamente utilizzato e la documentazione prodotta dall'intermediario.
4.- Colpa grave del cliente: perché il rimborso è stato negato
Secondo aspetto oggetto della verifica portata avanti dall'ABF è il comportamento tenuto dal cliente durante l'intera vicenda ed è chiaro che, ai fini dell'esito positivo o meno della richiesta risarcitoria, tale aspetto è tutt'altro che secondario.
Anzi, il punto decisivo della decisione è stata proprio la valutazione della condotta della cliente ed in particolare la sua colpa grave.
La colpa grave del cliente non coincide con qualsiasi errore o disattenzione: indica una negligenza particolarmente seria, da accertare sulla base delle circostanze concrete. Il fatto che una persona sia caduta in una truffa non comporta, da solo, la perdita del diritto al rimborso.
L'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo n. 11/2010 pone a carico del prestatore di servizi di pagamento l'onere di provare la frode, il dolo o la colpa grave dell'utilizzatore, secondo quanto previsto dalla norma.
La corretta autenticazione dell'operazione non dimostra automaticamente la colpa grave.
Nel caso esaminato, l'ABF ha individuato una serie di elementi convergenti:
- l'SMS conteneva errori grammaticali e di punteggiatura;
- il numero telefonico indicato non era riconducibile alla banca ed era stato segnalato online in relazione a truffe;
- la cliente aveva comunicato codici OTP a uno sconosciuto senza verificarne l'identità attraverso i canali ufficiali;
- non aveva prestato attenzione alla mancata ricezione di una comunicazione nell'app bancaria;
- aveva effettuato un bonifico per bloccare un presunto addebito fraudolento.
Quest'ultimo comportamento è particolarmente significativo: trasferire denaro su indicazione di un presunto addetto antifrode non è una normale procedura di sicurezza bancaria.
Valutati complessivamente, questi elementi hanno indotto il Collegio a ravvisare la colpa grave della cliente. Avendo inoltre ritenuto regolari le procedure di autenticazione e assente una responsabilità dell'intermediario, l'ABF ha respinto la richiesta di rimborso.
La decisione, tuttavia, non stabilisce che tutte le vittime di SMS spoofing o vishing perdano il diritto alla restituzione delle somme: ogni controversia richiede un esame concreto delle modalità della frode, degli obblighi della banca e del comportamento del cliente.
5.- Come difendersi dalle truffe bancarie
Per proteggersi è importante non chiamare i numeri indicati nei messaggi sospetti, ma contattare la banca attraverso i recapiti ufficiali. Non bisogna comunicare password o codici OTP a chi telefona, né effettuare bonifici per bloccare presunti addebiti.
Se si scopre una frode, occorre contattare immediatamente l'intermediario, bloccare gli strumenti compromessi, contestare le operazioni, conservare i messaggi e le altre prove disponibili e presentare denuncia.
Se la banca rifiuta il rimborso, è opportuno verificare se abbia effettivamente dimostrato la regolarità delle operazioni e gli eventuali presupposti della responsabilità del cliente. In presenza dei requisiti previsti, è possibile valutare un reclamo formale e il ricorso all'ABF.
Allo stesso tempo, il consumatore deve prestare attenzione alle richieste anomale, soprattutto quando viene invitato a comunicare codici di sicurezza o a trasferire denaro per presunti motivi di protezione.
La colpa grave deve essere valutata caso per caso e non può essere presunta per il solo fatto che la truffa sia riuscita. Nella vicenda esaminata, il rigetto è dipeso dalla combinazione di diversi segnali d'allarme e comportamenti imprudenti, oltre che dalla prova della regolarità delle procedure bancarie.
La tutela dei consumatori richiede quindi due cose: banche in grado di dimostrare il rispetto degli obblighi di sicurezza e clienti informati sui rischi e sulle precauzioni da adottare.
ABF - Collegio di coordinamento - decisione n. 4274/2026






