venerdì 24 maggio 2024

Bolzano: linea ferroviaria Bolzano Merano interrotta tra il 17 giugno e il 16 luglio

Fonte: comunicato stampa
17 maggio 2024
Per quest’estate, il gestore della rete ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha programmato lavori estensivi sulla linea ferroviaria Bolzano-Merano per l'installazione del sistema europeo di controllo dei treni (ETCS). L’implementazione strutturale di questo strumento rappresenta un passo essenziale per il miglioramento dell’efficienza nella circolazione dei treni con cadenzamento orario ridotto e un conseguente aumento della sicurezza sull'intera linea ferroviaria. Questa tipologia di lavori prevedrà quindi la chiusura integrale della linea ferroviaria nella tratta Bolzano-Merano nel periodo compreso tra lunedì 17 giugno 2024 e martedì 16 luglio 2024.

lunedì 20 maggio 2024

Lingotti o monete d’oro. Su le quotazioni, ma tasse quadruplicate per chi disinveste

Fonte: Il Fatto Quotidiano
15 aprile 2024
Non è facilissimo quadruplicare una tassa senza dare nell’occhio. 
Ma l’attuale governo c’è riuscito, a dimostrazione della sua superiorità rispetto a quelli precedenti. Da parecchi anni, per chi vende oro in lingotti o monete quali le sterline, i marenghi o i krugerrand, è prevista un’imposta sul guadagno: l’aliquota è il 26% come per azioni e obbligazioni. Il discorso riguarda il cosiddetto oro da investimento, mentre restano fuori gioielli e altri oggetti d’oro.

Ma fino al 2023 la normativa considerava in modo presuntivo la plusvalenza pari a un quarto dell’incasso, nei casi di mancanza della documentazione del prezzo di carico, fattispecie tutt’altro che rara. L’imposta risultava così pari al 6,5% di quanto si ricavava dalla vendita. Dal 1° gennaio 2024 invece è il 26%, come se uno i lingotti, le monete ecc. li avesse pagati zero.

Possedere oro senza documenti d’acquisto è frequente per vari motivi che non hanno nulla a che fare col riciclaggio: in decenni passati molti cambisti lo vendevano senza fattura, chi regala monete auree a nipotini o figliocci non gli consegna certo la ricevuta dell’acquisto, così chi lo eredita spessissimo non lo dichiara in successione per distrazione o disinformazione, anche nei casi in cui non pagherebbe nulla.

domenica 19 maggio 2024

La fatturazione a 28 giorni della telefonia fissa è una pratica commerciale scorretta

"Pratica commerciale scorretta". Così è stata catalogata la condotta tenuta dalle varie compagnie telefoniche che hanno, alcuni anni addietro, modificato la fatturazione per la telefonia fissa, portandola a ventotto giorno dalla rituale cadenza mensile.

La vicenda è nota e consiste nel tentativo, portato avanti alcuni anni fa, di ridurre il periodo di fatturazione, aumentando in modo implicito il costo per il servizio di telefonia fissa e mobile (per un approfondimento, clicca qui).

La vicenda è stata sottoposta all'Autorità Garante Concorrenza e Mercato, la quale ne ha dichiarato il carattere abusivo e contrario alla libertà di mercato, sanzionando la condotta di varie compagnie telefoniche. 

La Suprema Corte ha avuto modo di tornare a trattare la questione a seguito del provvedimento di inibitoria concesso ad una associazione consumatori e contro Telecom in relazione alla fatturazione a 28 giorni per la telefonia fissa.

La Cassazione ha confermato il provvedimento, evidenziando che la condotta tenuta dalla società può ben essere configurata come pratica commerciale scorretta: infatti la fatturazione con cadenza mensile della telefonia fissa era (ed è) talmente consolidata che il mutamento alla fatturazione a 28 giorni non consente al consumatore di comprendere il maggiore costo per il medesimo servizio, violando i propri diritti.

Osserva la Cassazione: “La ragione decisoria dirimente che regge la decisione di secondo grado … è quella correlata all’accertamento, per fatto notorio, non solo di un uso negoziale relativo alla cadenza mensile dei pagamenti, quanto di una condotta contrattuale scorretta, tale constatata non ai fini di una sanzione di competenza dell’autorità amministrativa, bensì nella prospettiva civilistica della lesione del diritto del consumatore alla trasparenza informativa funzionale all’idoneo apprezzamento dei costi così come alla loro comparabilità non distorta da una condotta in tal senso ingiustificata, già espressione dei generali principi di correttezza e buona fede nel regime dei contratti”. E quindi “non è immaginabile che la nozione di consumatore avveduto possa essere, per ciò solo, fatta corrispondere all’astratto «homo oeconomicus» perfettamente vigile e analitico oltre che razionale”.

La cadenza mensile della fatturazione della telefonia fissa è di uso comune, mentre la fatturazione a 28 giorni incide negativamente e in modo apprezzabile sulle capacità del consumatore di valutare il prezzo del servizio e sulle possibilità di comparazione, così integrando una pratica commerciale scorretta, contraria alla diligenza professionale e lesiva dei diritti dei consumatori.

Cassazione Civile - Sezione III^ - Ordinanza n. 4182/2024.

sabato 18 maggio 2024

Autonoleggio: l'Antitrust sanziona sei società del settore per clausole vessatorie

Fonte: comunicato stampa
9 maggio 2024
Le sei società di autonoleggio imponevano una fee ingiustificata al cliente per la gestione delle multe e gli omessi pagamenti di parcheggio o pedaggio. L’Autorità ha anche disposto di eliminare queste clausole dalla modulistica contrattuale perché possono causare un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi a carico dei consumatori.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per oltre 18 milioni di euro complessivi le imprese di autonoleggio Avis Budget Italia S.p.A., Hertz Italiana S.r.l., Centauro Rent a Car Italy S.r.l., Green Motion Italia S.r.l., Noleggiare S.r.l. e Drivalia Leasys Rent S.p.A. per clausole vessatorie.

L’Autorità contesta la clausola, contenuta nella documentazione contrattuale adottata da ciascuna società e pubblicata sui rispettivi siti internet aziendali, che prevede l’obbligo del locatario della vettura di pagare un importo forfettario (cd. “fee”) per gestire la pratica amministrativa correlata a ciascuna multa irrogata per infrazione stradale od omesso pagamento di tariffe di parcheggio/pedaggio durante il periodo di noleggio.

venerdì 17 maggio 2024

Gas: un modello di spesa comune alternativo

Il nostro intervento odierno è volto alla sintetica trattazione di un modello di consumo critico ed alternativo fondato sul risparmio etico e su base generalizzata

Stiamo parlando del GAS (Gruppo Acquisto Solidale), realtà ormai consolidata e compresa tra i modelli di sviluppo provenienti "dal basso", vale a dire dalla gente comune.

Il GAS, infatti, costituisce un momento di aggregazione e condivisione tra amici e conoscenti, colleghi di lavoro che vogliono riflettere sui propri consumi e valutare scelte alternative, tema di attualità alla luce della perdurante crisi economica, che ha cambiato, almeno in parte, le abitudini alimentari degli italiani.

Con il presente contributo vogliamo presentare al lettore la realtà dei gruppi di acquisto solidale, illustrando alcuni aspetti che riguardano questo tipo di modello e segnalando altri modelli esistenti e funzionanti.

 

1)  Che cos’è il progetto GAS?

Il gruppo di acquisto solidale è dato dall’unione di persone che si organizzano allo scopo di acquistare prodotti alimentari, e non, direttamente dal produttore mediante un unico ordine cumulativo indirizzato a quest’ultimo.

La costituzione di questi gruppi permette di soddisfare il binomio fra risparmio e qualità, quale ricerca sempre ambita da parte del consumatore stesso, che consente anche allo stesso tempo di salvaguardare l’ambiente.

Facciamo un esempio: un gruppo di amici o di vicini dello stesso quartiere si organizza per acquistare dal contadino locale un unico stock di frutta e verdura. 

I vantaggi sono svariati: risparmio sui costi di trasporto, conoscenza della provenienza e della produzione della materia prima, rispetto dell’ambiente, creazione di fiducia tra produttore e consumatore e, perché no, instaurazione di nuove relazioni.

 

2) GAS: Come funziona?

La L. n. 244/2007 definisce questi gruppi come: “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e di vendita.

I GAS, quindi, possono avere la forma giuridica di un’associazione senza scopo di lucro, in quanto non producono profitto, e in particolare sussistono due forme:

  • ASP (Associazione Senza Profitto);
  • ODV (Organizzazione di Volontariato).

L’attività di questi gruppi non ha una natura commerciale, ma ha un fine etico e solidale e, di conseguenza, risulta esente dal pagamento di tasse, quali IVA e imposte sul reddito. 

Altra caratteristica, inoltre, è che per sussistere tali associazioni devono avere una determinata organizzazione e regolarità negli acquisti condivisi. Di conseguenza, non si possono limitare ad acquisti sporadici, ma devono essere continuativi nel tempo.

Un ulteriore elemento che caratterizza questo tipo di soggetti giuridici è l’apporto volontario dei partecipanti, i quali devono cooperare assieme senza un fine di lucro personale rispetto al gruppo. 

 Possono sussistere e cooperare nella medesima zona anche più gruppi di acquisto solidale, dando così vita ad un Distretto di Economia Solidale (DES).

lunedì 13 maggio 2024

Phishing: continua la truffa della falsa convocazione per indagine penale!

Fonte: comunicato stampa
7 maggio 2024
È in corso una nuova campagna di phishing riguardante false convocazioni giudiziarie che sfruttano il nome del Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.

La convocazione, proveniente da “l’Agenzia dell’Unione Europea, specializzata nella cooperazione tra le autorità di forza dell’ordine europee” e recante il logo di EUROPOL, prospetta alla vittima un’inesistente indagine penale nei suoi confronti per i reati di pornografia infantile, pedofilia, esibizionismo e “cyberpornografia”.

Lo scopo è quello di causare nel destinatario uno stato di agitazione e di indurlo a ricontattare il truffatore entro 72 ore, inviando le proprie giustificazioni. Dando seguito alla richiesta, il truffatore chiederà alla vittima di pagare una somma di denaro per evitare la condanna. 

La Polizia Postale raccomanda di diffidare da simili messaggi: nessuna forza di Polizia contatterebbe mai direttamente i cittadini, attraverso email o messaggi, per chiedere loro dati personali o pagamenti in denaro, con la minaccia procedimenti penali a loro carico.

domenica 12 maggio 2024

Il multiproprietario può chiedere gli estratti di conto corrente direttamente alla banca

Una delle questioni che sovente riguarda i titolari del diritto reale in multiproprietà è quella di poter controllare se la somma richiesta a titolo di spese di gestione annuali sia corretta o meno.

Si è soliti pensare che, a differenza dei condomini, i multiproprietari non siano titolari di alcun diritto di accesso ai documenti bancari e che possano solo ottenere le informazioni necessarie attraverso l'amministratore, sempreché quest'ultimo si dimostri disponibile in tal senso.

Il provvedimento adottato dal Collegio di Bologna dell'ABF chiarisce, ancora una volta, che il multiproprietario può essere avvicinato al condomino, sicché anch'egli può agire verso la banca per chiedere i documenti bancari relativi alla multiproprietà, a patto che abbia in precedenza rivolto medesima istanza all'amministratore.

Occorre premettere che l'art. 1129 comma 7 c.c. stabilisce che "...ciascun condomino, per il tramite dell'amministratore, può chiedere di prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica.".

A fronte del rifiuto o silenzio opposto dall'amministratore, il condomino può, sul combinato disposto degli artt. 1129, comma 7, Codice civile e 119, comma 4, TUB, può rivolgersi direttamente alla banca per chiedere l'accesso e la visione della documentazione relativa al conto corrente condominiale.

Secondo l'ABF questo diritto spetta anche al multiproprietario, essendo applicabile anche ai titolari di diritti reali parziali le norme in materia di condominio, sul presupposto che un immobile in multiproprietà può essere considerato come una comunione tra più proprietari titolari del medesimo diritto: i condomini.

"Nella multiproprietà immobiliare coesistono un rapporto giuridico che ha ad oggetto la singola unità immobiliare, qualificabile come comunione ordinaria, ed un rapporto definibile quale condominio di edificio avente ad oggetto le parti comuni del maggior complesso edificato: i compartecipi sono, allo stesso tempo, comproprietari delle singole unità abitative e condòmini del complesso condominiale in cui le singole unità abitative sono inserite.".

Ne consegue che ogni multiproprietario partecipa, pro quota, alla "cosa comune", usufruendo dei servizi previsti, tanto quanto il condomino, vantando i medesimi diritti ed obblighi: "la partecipazione di ciascun comproprietario al godimento dell’unità immobiliare in multiproprietà è riconducibile alla comunione e, limitatamente alle parti ed ai servizi in comune a tutti i multiproprietari, al condominio, in riferimento alla quota di pertinenza di ciascun comproprietario (cfr., Cass. n. 6352/2010).".

Ne consegue che anche il multiproprietario può giovarsi del diritto di cui all'art. 1129 comma 7 del codice civile, potendo rivolgersi alla banca per ottenere copia dei documenti in precedenza richiesti all'amministratore nel limite degli ultimi dieci anni precedenti.

Di seguito il provvedimento oggetto del nostro intervento.

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