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domenica 16 luglio 2023

Samsung : manca la prova dell'obsolescenza programmata. Annullata la multa dell'Antitrust

Il Consiglio di Stato ribalta la decisione assunta dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, escludendo alcuna condotta scorretta da parte di Samsung nell'aggiornamento del software del sistema operativo installato sul modello Note 4 dello smartphone messo in vendita.


- AGCM: obsolescenza programmata - la condotta scorretta

Nel 2018 AGCM notifica a Samsung un provvedimento sanzionatorio (vedi qui), mediante il quale contesta alla multinazionale una condotta commercial scorretta per aver sollecitato i gli acquirenti del proprio smartphone modello Note 4 a procedere all'installazione del firmware di Android Marshmallow, nella consapevolezza che lo stesso avrebbe creato malfunzionamenti del dispositivo, per la cui riparazione era previsto un costo, non rientrando nella garanzia legale.

L'Autorità contesta a Samsung, in ultima istanza, di aver rilasciato un aggiornamento di software, il cui fine è stato quello di accelerare il declino del dispositivo (obsolescenza), incentivando il consumatore all'acquisto di un modello più recente.

Il provvedimento amministrativo, confermato dal TAR, finisce davanti al Consiglio di Stato.


- Consiglio di Stato: manca la prova. Annullato il provvedimento AGCM

Il Consiglio di Stato, con il provvedimento che trovate di seguito, ha ritenuto di non dover confermare la sanzione irrogata dall'autorità di settore, ritenendo difettare la piena prova della condotta contestata a Samsung, presupposto per la legittimità della decisione assunta dall'Antitrust.

Quest'ultima ha contestato a Samsung di aver ridotto le prestazioni tecniche del sistema operativo installato sul Note 4, mediante l'aggiornamento denominato "Marshmallow", con interruzione del funzionamento del mobile phone ed usura accelerata della batteria.

Il giudice amministrativo contesta aIl'Autorità di aver fondato l'intero ragionamento proposto in assenza di un accertamento tecnico idoneo a confermare le censure rivolte a Samsung, presupposto necessario per giustificare l'obsolescenza programmata.

"Questo dato di carattere eminentemente tecnico non è, tuttavia, accertato dall'Autorità mediante una specifica disamina peritale ma ricorrendo ad elementi esterni al sapere tecnico, ritenuti, comunque, idonei a disvelare un legame inferenziale e, quindi, ad integrare una congrua evidenza del dato che sorregge l'intera decisione. Infatti, l'Autorità basa il proprio assunto: i) sulle segnalazioni dei consumatori; ii) sulla diramazione di istruzioni per la gestione delle riparazioni dei guasti; iii) sul periodo in cui si sono verificate le richieste di assistenza; iii) sul numero elevato e sulle tipologie di richieste di assistenza, con relative elaborazione grafiche".

Il Consiglio di Stato censura il procedimento di formazione del provvedimento amministrativo anche sotto il profilo della partecipazione dell'ulteriore parte interessata, Google (soggetto che gestisce Android ed immette gli aggiornamenti ossia Marshmallow), non chiamata a chiarire la posizione nella istruttoria avviata contro Samsung: "In quest’ottica coglie nel segno la prima censura di Samsung, la quale lamenta, correttamente, il mancato coinvolgimento nell’istruttoria di Google, che è il soggetto che sviluppa e rilascia gli aggiornamenti “Android” destinati ad interagire con gli “smartphone” di Samsung. Infatti, anche l’aggiornamento “Marshmallow” era stato ideato e sviluppato da Google, la quale avrebbe potuto, pertanto, fornire - con ogni evidenza - indicazioni tecniche rilevanti per la comprensione delle interazioni tra tale aggiornamento e i malfunzionamenti, consentendo, quindi, di acquisire evidenze in ordine alla riferibilità di tali malfunzionamenti al “Marshmallow” o, al contrario, di escludere il nesso eziologico che l’Autorità afferma. Diversamente da quanto ritenuto dal primo Giudice, il coinvolgimento di Google non rileva esclusivamente sotto il profilo della responsabilità, ma, prima ancora, sotto il profilo istruttorio. Infatti, se il tema tecnico centrale dell’accertamento è costituto dagli effetti derivanti dall’interazione tra l’“hardware” e l’aggiornamento del sistema “software”, appare, certamente, deficitaria un’istruttoria che non si snodi attraverso una disamina tecnica di tale aggiornamento e delle sue ripercussioni, effettuata mediante il soggetto responsabile, come spiegato, dell’ideazione e dello sviluppo dello stesso.".

Da una parte, l'Autorità censura la condotta a Samsung fondando la propria tesi su "indici esterni", dall'altra non svolge un accertamento completo coinvolgendo anche l'ulteriore soggetto interessato nella vicenda di cui trattasi, ossia Google, lo sviluppatore di Android.

Osserva, infine, che l'indagine ha riguardato una piccola parte dei modelli Note 4 immessi sul mercato, sicché l'indagine è risultata anche sotto tale profilo fatalmente parziale e non conforme.

Qui di seguito, il Consiglio di Stato - Sez. VI^ sentenza n. 6006/2023

lunedì 17 gennaio 2022

Right to repair: arriva il Regolamento n. 341/2021

Il nuovo anno ci porta nuove regole in materia di tutela del consumatore successiva all'acquisto del bene. Le novità riguardano il diritto alla riparazione ed arrivano attraverso il Regolamento n. 341/2021, ossia un insieme di nuove regole finalizzate a tutelare, in prima battuta il consumatore, ma anche finalizzate a ridurre il consumo di bene e quindi evitare la dispersione di dispersione di prodotti obsolescenti e l'incremento dell'inquinamento con i conseguenti danni ambientali.

Con queste nuove regole, che potete trovare di seguito, si vogliono favorire nuovi criteri di costruzione, produzione e vendita dei prodotti, consentendo un risparmio energetico ed una tutela dei cittadini europei. 

E' innegabile, e la vicenda "bonus televisioni" rappresenta un buon esempio, che la continua evoluzione tecnologica favorisca il continuo (e forse inutile) cambio dei prodotti di largo consumo, con conseguenze per l'ambiente.

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