domenica 23 settembre 2018

Bene la Cassazione che protegge gli animali contro il collare antiabbaio

Questa domenica vi proponiamo il condivisibile - e speriamo non isolato - provvedimento della Corte di Cassazione - Sez. III^ Penale (n. 3290/2018, con il quale è stato punito l'utilizzo del collare elettronico, considerato oggetto dannoso verso l'animale.

La Cassazione ha sostanzialmente condannato l'utilizzo di questo oggetto, laddove sia finalizzato ad infierire sull'animale dolore fisico, ma anche una sofferenza che consiste in soli patimenti.

Come evidenziato nella sentenza che potete visionare di seguito, il c.d. collare antiabbaio, congegno elettronico che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite controllo a distanza è considerato sistema idoneo a infierire all'animale doloro e sofferenza.

Và da sé, come chiarito dalla Cassazione, che tale condotta "integra il reato di cui all'art. 727 c.p., in quanto concretizza una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull'integrità psicofisica dell'animale (così Sez.3, n. 38034 del 20/06/2013, Tonolli, Rv. 257685; Sez.3, n. 21932 del 11/02/2016, Bastianini, Rv. 267345; Sez.3, n. 15061 del 24/01/2007, Sarto, Rv. 236335).".

E quindi, pare di intendere, la volontà del padrone dell'animale di voler utilizzare tale collare per ottenere l'effetto desiderato è presupposto per l'esistenza del presupposto soggettivo del reato di cui all'art. 727 c.p..

Sotto il profilo oggetto, invece, la sentenza viene segnalata perché rientra nel consolidato filone inagurato dalla Cassazione che ha precisato che" costituiscono maltrattamenti, idonei ad integrare il reato di abbandono di animali, non soltanto quei comportamenti che offendono i il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell'animale, procurandogli dolore e afflizione (cfr. Sez.7, ord. n. 46560 del 10/07/2015,Francescangeli e altro, Rv. 265267). E comunque per "abbandono" si intende non solo la condotta di distacco volontario dall'animale, ma anche qualsiasi trascuratezza, disinteresse o mancanza di attenzione, inclusi comportamenti colposi improntati ad indifferenza od inerzia (cfr. Sez.3, n. 18892 del 02/02/2011, Mariano, Rv. 250366)". 

Quindi, ogni comportamento del padrone (detentore) verso l'animale idoneo anche solo ad incidere sulla sensibilità psico-fisica dell'animale, procurando a quest'ultimo dolore fisico o psicologico è condotta a configuare il citato reato di maltrattamenti di animale.

Nel caso di specie, il reato 
5. Orbene, nel caso di specie, la parte motiva della sentenza impugnata non presenta errori giuridici od illogicità, poiché il giudice di merito ha fatto corretta applicazione dei principi sopra richiamati, evidenziando la sussistenza del fatto tipico, in quanto era risultato accertato che i due cani si trovavano all'interno di un recinto sito nei pressi di un capannone, muniti di collare antiabbaio funzionante, in quanto all'avvicinarsi dei verbalizzanti gli stessi non avevano abbaiato; la circostanza che tale collare era permanentemente indossato dagli animali era stata altresì confermata dal teste Previdi; il giudice di prime cure aveva tratto ulteriori argomenti per motivare il proprio giudizio di responsabilità dall'assunzione delle testimonianze del CT del pubblico ministero sul funzionamento dei collari e del medico, CT della parte civile, ricavando conferma della sussistenza del reato anche dal punto di vista soggettivo. In definitiva, questa Corte ritiene che il giudice di merito abbia fornito congrua motivazione quanto alla affermata responsabilità dell'imputato per il reato di cui all'art. 727 c.p., di talchè le censure risultano manifestamente infondate con conseguente inammissibilità del ricorso. 6. Tale declaratoria impedisce che possa dirsi formato un rapporto impugnatorio, sicchè non può essere rilevata l'estinzione del reato intervenuta successivamente alla pronuncia di primo grado (cfr. sez. U, n. 12602/16 del 17/12/2015, Ricci, Rv. 26681), come vorrebbe il ricorrente quanto al terzo motivo, pertanto anch'esso inammissibile. Di conseguenza, in forza del disposto di cui all'art. 616 c.p.p., il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di duemila euro in favore della Cassa d

sabato 22 settembre 2018

Vessati dalle banche: è difficilissimo spuntarla. Ma c’è chi la fa troppo facile

Fonte: Il Fatto Quotidiano 
6 agosto 2018
Da alcune settimane appare su Panorama, sul Sole 24 Ore ecc. un’inserzione pubblicitaria con scritto in massima evidenza: “Hai perso i tuoi soldi investendo in titoli? Noi te li facciamo restituire”.

Questo è meraviglioso! Interessa anche a me. Avendo in portafoglio decine di titoli diversi, è logico che su alcuni abbia perso (sono mica onnisciente!). Ma ora è arrivata Martingale Risk Italia srl e così recupero tutte le perdite e conservo tutti i guadagni.

Peccato che non ci creda. Qualcuno però può essere abbastanza ingenuo e/o sufficientemente disperato per crederci. È vero che nel seguito la pubblicità fa riferimento a “se e quanto puoi recuperare” e che sarebbe da appurare cosa capita a chi si rivolge loro. Quanti hanno ottenuto indennizzi? Quanti sono stati condannati dal tribunale per lite temeraria? In ogni caso è ingannevole l’affermazione in tutte maiuscole “Noi te li facciamo restituire” rivolta in generale a chi “ha perso soldi in titoli”. Molti li hanno persi senza colpa della banca, sim o altro intermediario; e da loro non li recupereranno.

venerdì 21 settembre 2018

Gli animali nel diritto civile

Negli ultimi mesi abbiamo deciso di dedicare numerosi nostri interventi al tema degli animali e della loro tutela e difesa, sia sotto un profilo pratico, sia con riferimento alle norme che tutelano i nostri amici a quattro zampe.

Interveniamo, ben consapevoli dei nostri limiti, anche analizzando il recente mutamento intervenuto anche in ambito del diritto civile, ove fino a qualche anno addietro gli animali venivano considerati come semplici oggetti, escludendo ogni forma di tutela diretta ed immediata.

Il diritto civile si è trovato, negli ultimi anni, a dover ragionare sullo status degli animali e sulla possibile loro tutela, in quanto soggetti titolari di diritti, anche se ad oggi non esiste una particolare parte del Codice Civile ove l'animale viene definito come soggetto titolare di situazioni giuridiche, ovverossia non esiste una specifica disciplina volta a tutelarlo.

lunedì 17 settembre 2018

SMS "Mediaworld" = phishing: non aprite il link!

Alcuni consumatori ci hanno segnalato che di recente hanno ricevuto un sms che, all'apparenza, proviene dal venditore Mediaworld ove viene proposto un affare incredibile con la possibilità di vincere un Samsung S9, accedendo ad un sito attraverso un link.

Invero, si tratta di un nuovo caso di Phishing, come segnalato dalla Polizia Postale di recente, la quale ha proposto alcuni suggerimenti che vi proponiamo di seguito. 

In particolare, anche noi vi consigliamo di:

• Non “cliccare” sul link proposto;
• Non fornire alcun dato personale o relativo alla propria carta di credito o conto bancario;
• Effettuare la scansione del dispositivo con un antivirus aggiornato.

domenica 16 settembre 2018

Barclays: vessatorie le clausole del mutuo in Franco Svizzero

Torniamo a trattare un argomento caro ai lettori di questo blog, ossia la commercializzazione da parte di Barclays di una particolare tipologia di mutuo fondiario indicizzato in Franco Svizzero (CHF) con tasso Libor.

Il prodotto bancario è stato offerto da Banca Wookwich S.p.a., società assorbita da Barclays, per il periodo 2003 - 2010 ed ha riguardato più di cinquemila consumatori, interessati a concludere un contratto vantaggioso in termini di pagamento delle rate mensili e, successivamente, del rimborso della somma mutuata.

Abbiamo già trattato la questione (vedi qui), evidenziando alcune anomalie di questi contratti di mutuo, strutturato in modo estremamente complesso tanto da farlo ad avvicinare ad uno strumento finanziario adatto ad investitori, e non semplici consumatori.

Il contratto di mutuo consiste in un prodotto indicizzato caratterizzato dalla presenza di:

a) una valuta straniera, il Franco Svizzero (CHF) e;
b) un tasso Libor a sei mesi al Franco Svizzero.

Il capitale viene erogato al cliente in Euro, indicizzato Franco Svizzero, sulla base di un cambio convenzionale pre stabilito e, con cadenza semestrale, la banca provvede a confrontare l'andamento del tasso convenzionale con quello effettivo indicizzato, disponendo gli eventuali "conguagli semestrali" rappresentato dalla somma di due valori: 
a) capitale rivalutato: la differenza tra l'importo totale delle rate scadute versato dal consumatore nel semestre precedente e l'importo dovuto sulla base dell'effettivo cambio effettivo CHF/Euro (rivalutazione valutaria); 
b) interessi rivalutati: la differenza tra l'importo totale degli interessi versati e quello ricalcolato secondo il tasso Libor CHF a sei mesi del periodo.

La somma dei valori sopra rivalutati ha creato, due volte all'anno, la somma (a credito o debito) tra le parti con obbligo da parte della banca di addebitare/accreditare l'importo sul conto del cliente/mutuatario.

La particolare tipologia di mutuo, da taluni avvicinata alla figura di un prodotto finanziario, ha potuto reggere ed avere una sua logica sino a quando, a partire dal 2011, una rivalutazione del Franco Svizzero rispetto all'Euro ha portato la Banca centrale Svizzera ad adottare politiche monetarie di stabilizzazione e, con decisione improvvisa del gennaio 2015, a rinunciare ad ogni ulteriore controllo della moneta nazionale, lasciando fluttuare liberamente al cambio della moneta. Tale decisione, a prescindere dalle responsabilità della banca, ha inciso nei rapporti con i mutuatari, vittime della ricaduta economica negativa derivante dalla decisione adottata dalla Svizzera.

In effetti, il costo della rata periodica e del relativo conguaglio è aumentato a carico dei consumatore, e gli stessi costi per una eventuale estinzione anticipata, o la portabilità verso altro istituto di credito, sono divenuti estremamente gravosi per il cliente.

Questi particolari mutui sono stati oggetto del controllo da parte dell'Antitrust, chiamata a verificare se le clausole contrattuali erano chiare e trasparenti nel prevedere e disciplinare tutti gli aspetti inerenti al rapporto bancario.

Oggetto dell'intervento di AGCM, che trovate di seguito, sono state le seguenti clausole relative:
  • al meccanismo di doppia indicizzazione del contratto di mutuo;
  • all'estinzione anticipata del mutuo indicizzato;
  • alla conversione del tasso riferito al Franco Svizzero al tasso d'interesse all'Euro. 

L'Antitrust ha accertato il carattere vessatorio delle clausole contenute nei contratti di mutuo indicizzato, evidenziando che le norme contrattuali sarebbero prive di chiarezza e trasparenza, violando l'art. 35 del Codice del Consumo.

Riteniamo interessante, sotto questo profilo, richiamare le considerazioni espresse sul punto dall'organo di controllo: "Le clausole appaiono […] per la loro formulazione non chiara e trasparente, contrarie all'art. 35, comma 1 del Codice del Consumo, tenuto conto del fatto che risultano scarsamente intellegibili per il consumatore sia su un piano strettamente lessicale e grammaticale in merito al singolo contenuto sia alla luce del contesto complessivo del contratto nel quale sono inserite".

Tali carenze sono emerse sia con riferimento al procedimento per la doppia indicizzazione del contratto, le quali "[…] non espongono in maniera intellegibile il funzionamento dei meccanismi de quibus, e non indicano le operazioni aritmetiche alla base di questa duplice indicizzazione e relative al deposito fruttifero. In tal modo, le suddette clausole non informano il cliente che il piano di ammortamento costruito sulla base del tasso iniziale è solo indicativo, in quanto cambia nel tempo per effetto dei conguagli dovuti all'indicizzazione finanziaria e valutaria".

Anche la clausola inerente l'estinzione anticipata del mutuo prevede una modalità di calcolo espressa in modo poco trasparente e che non consente al cliente di comprendere quali siano i costi e la tipologia di calcolo nel caso di conclusione anticipata del contratto (vedasi il provvedimento nella parte in cui distingue tra capitale residuo e debito residuo).

Medesime conclusioni sono state raggiunte dall'Autorità garante in merito alle clausole inerenti la conversione del tasso riferito al Franco Svizzero (CHF) rispetto all'Euro, redatte in modo non chiaro e comprensibile per il consumatore, il quale non viene messo nella posizione di poter comprendere gli effetti conseguenti dal meccanismo previsto dal contratto, e le relative conseguenze economiche. 

Qui il provvedimento di AGCM.

venerdì 14 settembre 2018

La tutela dell'animale nel diritto penale

Dopo aver affrontato la questione relativa ai principi posti a fondamento della tutela giuridica dell'animale, possiamo brevemente richiamare alcuni degli articoli del Codice Penale enucleati per tutelare i nostri amici.

Occorre premettere che la tutela dell'animale, vittima della stupidità umana, è intervenuta negli ultimi decenni, solo a seguito dell'intervento di nuove norme che hanno consentito di formalizzare l'illegalità di condotte dannose per gli animali.

I reati che, di seguito riporteremo in modo molto sintetico, vedono come vittima l'animale e il fine specifico è la tutela della sua vita e del benessere fisico e morale.

Quali norme del Codice Penale tutelano l'animale? vediamo di seguito.
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