lunedì 21 gennaio 2019

Fallita IDB, una delle società dei certificati di diamanti

Altra novità per coloro che sono incappati nella vendita di certificati di diamanti, vicenda già oggetto di nostri precedenti interventi (vedi qui).

Il tribunale di Milano - con sentenza n. 43 del 2019 che trovate qui sotto - ha dichiarato il fallimento di Intermarket Diamond Business, una delle società che ha favorito la vendita di pietre preziose attraverso la decisiva intermediazione di alcuni dei più grandi gruppi bancari italiani.

Per i risparmiatori che hanno acquistato certificati di diamanti da questa società, consigliamo di contestare l'acquisto alla banca, o quantomeno valutare la possibile insinuazione nella procedura fallimentare.

Qui la sentenza.

domenica 20 gennaio 2019

Fideiussore e consumatore: quale tutela deve essere prevista?

Questa settimana torniamo a concentrare il ruolo di consumatore sotto un particolare profilo, ossia quando viene chiamato a prestare una garanzia in favore di un terzo (la fideiussione). 

In questo caso, trova applicazione il Codice del Consumo e tutte le norme previste in favore del consumatore? il Tribunale di Milano, la n. 12047/2018 emessa in data 29 novembre 2018, ha dato una risposta al tema sopra genericamente proposto, richiamando la normativa comunitaria ed analizzando i diversi profili che emergono in tale materia. 


In particolare, i diritti del consumatore come possono trovare applicazione nell’ambito di un rapporto di fideiussione bancaria, specie quando i fideiussori si limitano ad erogare garanzie ad una società senza assumere al suo interno incarichi e posizioni?

Il giudice milanese, nel caso di specie, è stato chiamato a decidere su una questione di competenza, chiamato a decidere in una vicenda processuale ormai usuale, ossia la pretesa di pagamento avanzata da una banca nei confronti del fideiussore.

Nel caso di specie, un’importante banca milanese ha chiesto ed ottenuto dal tribunale di Milano un decreto ingiuntivo per il pagamento da parte dei fideiussori (coniugi dei soci) delle somme concesse in favore di una società.

Successivamente, i coniugi si sono opposti al decreto ingiuntivo sostenendo che, in qualità di meri fideiussori della società e quindi di consumatori, la banca doveva perorare la causa nel tribunale di Cremona, luogo di residenza degli opponenti, e non nel Tribunale di Milano.
Secondo il Tribunale di Milano, è dirimente il fatto che la banca non abbia dimostrato quale fosse la posizione professionale assunta dai coniugi all’interno della società garantita; in mancanza di questa prova fondamentale, la causa deve dunque essere radicata nel foro del consumatore, vale a dire il luogo di residenza dei fideiussori.

Di particolare pregio e chiarezza sono alcune porzioni della sentenza: “Nel caso di una persona fisica che abbia garantito l’adempimento delle obbligazioni di una società commerciale, spetta quindi al giudice nazionale determinare se tale persona abbia agito nell’ambito della sua attività professionale o sulla base dei collegamenti funzionali che la legano a tale società, quali l’amministrazione di quest’ultima o una partecipazione non trascurabile al suo capitale sociale, o se abbia agito per scopi di natura privata. Tale orientamento, infatti, in quanto fondato sull’esame della posizione del fideiussore, in relazione alle obbligazioni assunte, come soggetto autonomo e distinto rispetto al debitore principale, si ritiene maggiormente aderente alle finalità proprie della tutela consumeristica (…)”.

Peraltro, il giudice prende atto della carenza di prova offerta dalla banca in questi termini: “Nel caso di specie, deve poi rilevarsi come parte opposta, a fronte della contestazione avversaria, non forniva alcuna prova di un collegamento funzionale tra le odierne opponenti e la società debitrice (…) essendosi limitata a dedurre il rapporto di coniugio tra le stesse ed i soci della società”.

In definitiva, la circostanza che i fideiussori siano coniugi dei soci (ma, più in generale, la presenza di legami familiari o parentali coi soci) non vale a dimostrare che questi abbiano prestato la garanzia per scopi di natura imprenditoriale. Tale finalità, infatti, va dimostrata, ad esempio, indicando qual è l’incarico ricoperto dal fideiussore nella società o se questi ha sottoscritto o versato una quota del capitale sociale.

Di seguito, vi proponiamo la sentenza per esteso:

lunedì 14 gennaio 2019

Trento: riapre lo sportello informativo dei notai

Fonte: Comune di Trento
Dopo la pausa natalizia riapre oggi (lunedì 14 gennaio), in un ufficio messo a disposizione dal Comune, lo sportello informativo gratuito offerto alla cittadinanza dal Consiglio notarile di Trento e Rovereto.

Il lunedì mattina, ogni quindici giorni, nella sala video di Palazzo Geremia i cittadini possono incontrare un notaio, che offre gratuitamente informazioni sulle materie di competenza (passaggi di proprietà, stipulazione di mutui, pratiche di successione, donazioni, ...).

È necessario prenotare l'appuntamento presso l'Ufficio relazioni con il pubblico (tel. 0461/884453, numero verde 800/017615; orario di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16.30).

domenica 13 gennaio 2019

La cucina presenta dei difetti? errori da evitare per ottenere il risarcimento del danno

Questa domenica torniamo ad affrontare un tema molto caro ai consumatori, ossia il diritto ad ottenere il risarcimento del danno, nel caso in cui un mobile (esempio cucina, armadio od altro) presenti dei vizi e/o difetti di conformità.

Molti ritengono che in tali casi, ossia in ipotesi di difetto di conformità ex artt. 128 e seguenti del Codice del Consumo, la società venditrice sia chiamata a rispondere in via automatica alla richiesta di risarcimento del danno avanzata dal consumatore.

A ben vedere, le regole che disciplinano la materia non prevedono alcun automatismo in favore del consumatore nel caso di difetto di conformità.

L'art. 130 comma 2 del Codice del Consumo dispone che il consumatore, nel caso di difetto di conformità,  ha diritto al ripristino della conformità (ossia il venditore deve riparare il bene consentirne l'uso per il quale è stato acquistato), oppure all'indennizzo in favore del cliente (riduzione del prezzo) o, ipotesi più estrema, alla risoluzione del contratto.

La risoluzione del contratto (restituzione dei soldi + risarcimento del danno) è ipotesi residuale ed estrema, ossia ricorre solo quando non sono percorribili le altre ipotesi e, in ogni caso, nel caso di grave inadempimento o volontà del venditore di non provvedere alla riparazione o indennizzo (vedasi art. 130 comma 7 Codice del Consumo).

E questo è il caso affrontato dal Tribunale di Savona, al quale si è rivolto una consumatrice ligure per chiedere la risoluzione del contratto, con conseguente restituzione del prezzo e risarcimento del danno.

Nel caso di specie, la consumatrice aveva acquistato una cucina da una grossa società venditrice, la quale aveva consegnato il mobile con notevole ritardo.

All'atto del montaggio, erano emersi alcuni gravi difetti/carenze tali da rendere la cucina non conforme a quella pattuita tra le parti, presentando anche errori e, secondo quanto lamentato dall'acquirente, non montata a regola d'arte.

La consumatrice si era rivolta al Tribunale di Savona, chiedendo la risoluzione del contratto di acquisto e il risarcimento dei danni sofferti a causa degli errori in cui erano incorsi il venditore e il produttore.

Il Giudice ligure ha ritenuto che, nonostante l'evidente inadempimento da parte del venditore, la consumatrice non potesse ottenere la risoluzione del contratto per difetto di conformità del bene.

Il discutibile ragionamento seguito dal giudice, prende le mosse dall'art. 130 del Codice del Consumo che prevede una gradazione delle soluzioni previste in questi casi: "il difetto di conformità consente al consumatore di esperire i vari rimedi contemplati all'art. 130 appena menzionato, i quali, però sono graduati, per volontà dello stesso legislatore, secondo un ben preciso ordine: costui potrà, in primo luogo, proporre al proprio dante causa la riparazione ovvero la sostituzione del bene (rimedi primari) e, solo in secondo luogo, nonchè alle condizioni contemplate dal comma 7, potrà richiedere la risoluzione del contratto (rimedi secondari).

L’art. 130 cod. cons. preferisce, quindi, gli strumenti correttivi o sostitutivi, quali la riparazione o la sostituzione, rispetto alla riduzione del prezzo ed alla risoluzione. Il legislatore, in sostanza, manifesta il suo favor per la conservazione del rapporto obbligatorio originariamente costituito. Trattasi di una soluzione equilibrata che salvaguarda le opposte esigenze: l’interesse del compratore di avere un bene conforme e quello del venditore di far salvo l’affare concluso e di liberarsi dall’obbligazione assunta.".

E quindi, secondo il ragionamento seguito dal giudice, il venditore deve proporre all'acquirente la seguente griglia di soluzioni al difetto di conformità:

1. riparazione della cucina (entro un termine congruo);
2. riduzione del prezzo (indennizzo);
3. risoluzione del contratto.

Nel caso affrontato dal Tribunale di Savona, la consumatrice non aveva seguito tale criterio, sicché nel momento in cui il venditore si era offerto per la riparazione della cucina (entro due giorni dalla consegna) si era limitata a respingere tale soluzione, chiedendo invece l'immediata risoluzione del contratto.

Tale condotta non può, come si legge nella sentenza, essere tenuta dal consumatore, il quale può ottenere la riparazione o l'eventuale riduzione del prezzo da parte del venditore: solo in ipotesi estreme, il consumatore può richiedere la risoluzione del contratto solo dopo essersi invano rivolto al venditore per ottenere le altre due soluzioni "conservative del contratto".

La sentenza è chiara nell'indicare la strada che deve seguire il consumatore, il quale "[…] non potrà derogare a questa gerarchia, perché, nelle intenzioni del legislatore, la sostituzione o la riparazione dovrebbero già integralmente risarcirlo dei danni subiti per il difetto di conformità: il risarcimento per equivalente potrà quindi essere richiesto o in funzione integrativa rispetto ai rimedi in forma specifica, per i danni che non potessero essere da questi risarciti, ovvero contestualmente alla richiesta di risoluzione o di riduzione del prezzo, una volta accertata l'impossibilità o l'eccessiva onerosità di procedere alla riparazione o alla sostituzione.

Per questa ragione, cioè per tale identità funzionale esistente tra i rimedi primari ed il risarcimento, si deve ritenere che l’azione di risarcimento possa essere liberamente esperita, solo dopo la richiesta di sostituzione o di riparazione, con gli stessi limiti dell’azione di risoluzione o in caso di danni persistenti in caso di riparazione o sostituzione (cioè di quei danni che non sarebbero eliminati da tali rimedi), di ritardo o rifiuto da parte del venditore.[…]".

Per tale ragione, non avendo la consumatrice seguito lo schema sopra proposto, la domanda di risarcimento è stata respinta dal Tribunale di Savona.

Cosa fare nel caso di difetti del mobile acquistato o di ritardo nella consegna?

A) rivolgersi al venditore chiedendo i rituali chiarimenti ed eventualmente evidenziando sin da subito i difetti riscontrati;
B) successivamente, inviare comunicazione scritta con la quale chiedere la sostituzione del prodotto difettato e/o una riduzione del prezzo;
C) nel caso in cui il venditore non si attivi in modo tempestivo per riparare il prodotto, si potrà eventualmente chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno.


Qui di seguito, la sentenza del Tribunale di Savona dello scorso 15 settembre 2018.

sabato 12 gennaio 2019

Cartelle esattoriali - arriva il "saldo e stralcio" per i contribuenti più svantaggiati

La Legge di Bilancio introduce una importante novità per i contribuenti che devono risolvere le proprie pendenze con il fisco, introducendo la possibilità di estinguere il debito fiscale a saldo e stralcio”, ossia versando un importo minimo rispetto al valore delle cartelle di pagamento. 

Il modello per aderire alla sanatoria, e che trovate qui di seguito, deve essere presentato all'Agenzia Entrate Riscossione di competenza entro il 30 aprile 2019, e dopo aver verificato di potersi giovare dei vantaggi fiscali previsti dalla Legge n. 145 del 30 dicembre 2018, articolo 1 commi 184 e seguenti).

La norma in parola consente, infatti, alle persone in situazione di grave e comprovata difficoltà economica, di pagare i debiti fiscali e contributivi in forma ridotta, estinguendo i propri debiti con il fisco. 

Chi può aderire al "saldo e stralcio"?

La norma è chiara, affermando che è possibile estinguere i debiti fiscali riportati nelle cartelle di pagamento, senza corrispondere sanzioni ed interessi di mora, versando una percentuale del:
  • 16% dell’importo dovuto a titolo di capitale e interessi in caso di ISEE del nucleo familiare non superiore a 8.500 euro;
  • 20% con ISEE da 8.500 fino a 12.500 euro;
  • 35% se il contribuente ha un ISEE compreso tra 12.500 e 20 mila euro.
Si ricorda che, in ogni caso, sono dovute le somme previste in favore dell'Agenzia delle Entrate riscossione a titolo di aggio e spese di riscossione.

Vi consigliamo di recarvi all'Agenzia più vicina voi e chiedere, con ISEE aggiornato al 2019, se rientrate nella misura fiscale e quale somma versare ed in che modo aderire al "saldo e stralcio".
 
Qui il modello dell'Agenzia Entrate Riscossione.

venerdì 11 gennaio 2019

Finanziamento & auto - Antitrust a gamba tesa verso il cartello delle finanziarie del settore

Fonte: AGCM - 9 gennaio 2019
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il 20 dicembre 2018, ha concluso un’istruttoria, avviata nei confronti delle principali captive banks e dei relativi gruppi automobilistici operanti in Italia nel settore della vendita di autoveicoli mediante prodotti finanziari, nonché delle relative associazioni di categoria. L’istruttoria, avviata a seguito della presentazione di una domanda di clemenza da parte delle società Daimler AG e Mercedes Benz Financial Services Italia S.p.A., si è conclusa accertando l’attuazione di un’intesa unica, complessa e continuata avente ad oggetto lo scambio di informazioni sensibili relative a quantità e prezzi, anche attuali e futuri.

lunedì 7 gennaio 2019

0282951944 - proliferano i numeri marketing

Nulla da dire, la presunta novità legislativa in arrivo per contrastare le società marketing dovrà velocemente entrare in vigore per interrompere, o così si spera, le telefonate che continuamente riceviamo anche dal numero 0282951944.

Questo numero sta contattando molti utenti di telefonia mobile ed opera per varie compagnie telefoniche, per poter avanzare proposte via telefono o comunque disturbare i consumatori.

Anche in questo caso, vi proponiamo i nostri suggerimenti pratici su come limitare questo fenomeno (vedi qui), ed abbiamo trattato la questione sotto il profilo della possibile truffa (approfondimento). 

domenica 6 gennaio 2019

Promuovere un prodotto via internet non qualifica il venditore occasionale come professionista

In questo blog abbiamo affrontato, con una certa frequenza, la definizione di consumatore proprio con il fine di accertare l'applicabilità delle norme comunitarie (e quelle del Codice del Consumo) a colui che acquista per finalità che esulano dalla propria attività commerciale - professionale.

E' risaputo, per altro verso, che le norme volte a tutelare il contraente debole debbano trovare sempre applicazione laddove vi sia un professionista (venditore professionale) che offra i suoi servizi, anche attraverso le nuove tecnologie.

Quando, però, un venditore può essere definito professionista e quando deve adeguarsi alle norme previste dal Codice del Consumo?

l'Art. 2, lettera b) della Direttiva 2005/29/CE definisce il professionista come "qualsiasi persona fisica o giuridica che […] agisca nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale e chiunque agisca in nome e per conto di un professionista".

E quindi, offrire i propri prodotti on line, attraverso annunci digitali, configura attività commerciale o artigianale, trasformando in professionista il venditore?

La Corte di Giustizia si è espressa di recente sul punto, evidenziando che la semplice proposta/sollecitazione on line, anche attraverso annunci attraverso le principali piattaforme, non trasforma un venditore in professionista secondo i principi previsti dalle norme comunitarie.

Il quesito posto alla Corte era sostanzialmente il seguente: "Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, da un lato, se una persona fisica che pubblica su un sito Internet, contemporaneamente, un certo numero di annunci per la vendita di beni nuovi e d’occasione possa essere qualificata come «professionista» ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva 2005/29 e, dall’altro, se un’attività del genere costituisca una «pratica commerciale», ai sensi dell’articolo 2, lettera d), di tale direttiva.".

Il Giudice comunitario, dopo aver richiamato la normativa comunitaria e i presupposti volti a definire il professionista (per tutelare il consumatore/contraente debole), chiarisce che per qualificare come professionista colui che vende on line, non è sufficiente considerare l'eventuale pubblicità dei prodotti, ma bisogna valutare altri elementi tali da qualificare tutta la sua attività come professionale.

Elementi quali la struttura di vendita, la presenza di una partita IVA, l'organizzazione aziendale etc.… Se tali elementi difettano, il venditore non potrà essere qualificato come professionista e sottoposto alle regole previste in materia.

Tale aspetto, tutt'altro che secondario, deve allertare il consumatore che nel caso di acquisto attraverso una  piattaforma on line da parte di un operatore non professionista non potrà giovarsi delle tutele previste dal Codice del consumo, ed in primo luogo il diritto di recesso.

Qui il provvedimento della Corte di Giustizia.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...