lunedì 20 maggio 2019

21 maggio/6 giugno: Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019

http://festivalsvilupposostenibile.it/2019

domenica 19 maggio 2019

Unicredit non informa l'erede della polizza unit linked? consumatore ottiene il risarcimento del danno

La vicenda che trattiamo con la sentenza proposta questa domenica riguarda la ben nota questione inerente i rimborsi delle polizze assicurative indicizzate che non pochi dubbi hanno creato negli investitori.

La trattazione dell'argomento viene favorita dal provvedimento adottato dal Tribunale di Bologna, a cui si è rivolto un consumatore per vedere accertata la responsabilità  di Cnp Unicredit Vita S.p.A e di Unicredit S.p.A, con conseguente condanna delle due società al  risarcimento danni subiti dall'investitore.


Nel caso sottoposto all'attenzione del Tribunale di Bologna, il punto controverso ha avuto ad oggetto l'omessa informativa da parte della banca in favore dell'erede in merito al suo diritto ad ottenere la riscossione della polizza.

La vicenda prende le mosse dalla firma di una polizza index linked da parte di un piccolo investitore all'inizio del 2000 e al cui decesso era succeduto l'erede che aveva prontamente chiesto il conteggio della polizza e il riscatto dell'eventuale somma a credito.

La banca aveva contestato le richieste di pagamento avanzate dall'erede, sostenendo tra l'altro, che la somma destinata al beneficiario fosse stata devoluta al Fondo di garanzia da parte della Cnp Unicredit Vita S.p.A, altra società del gruppo, e quindi non più disponibile (sulla devoluzione delle somme relative a polizze assicurative nel caso di decesso del sottoscrittore, clicca qui). 

La stessa Cnp Unicredit Vita S.p.A ha affermato la propria correttezza nella condotta tenuta verso il cliente, inviando regolarmente tutte le comunicazioni previste per legge, circostanza peraltro non prontamente provata dalla compagnia assicurativa.

Ed infatti, all'esito della fase istruttoria, è emerso che Unicredit non abbia mai dato puntuale e necessario riscontro al cliente in merito all'eventuale presenza di polizze assicurative sottoscritte dal de cuius presso la banca, così impedendo all'erede di entrare in possesso della somma prevista in suo favore dalla polizza index linked nel termine di legge.

Tale ritardo se da una parte ha legittimato la devoluzione della somma al Fondo garanzia, per decorrenza del termine di legge in assenza di richiesta da parte del beneficiario, dall'altra ha altresì legittimato l'erede ad ottenere il risarcimento del danno a causa della condotta tenuta dalla banca che non ha informato il cliente in merito al suo diritto ad ottenere il rimborso della polizza entro il suddetto termine.

Il Tribunale di Bologna ha ritenuto legittima la richiesta di risarcimento del danno da parte dell'erede, condannando la società ha risarcire il capitale oltre agli interessi maturati negli anni.

Qui potete leggere la sentenza pronunciata dal Tribunale di Bologna (G.U. Dott.ssa Rossi), lo scorso 8 ottobre 2018.

venerdì 17 maggio 2019

"goodbye" la vocina che conclude la telefonata marketing - quali conseguenze

Negli ultimi tempi abbiamo ricevuto diverse mail da parte di lettori del blog che ci segnalano strane telefonate mute che si concludono con una vocina elettronica che pronuncia il classico "goodbye".

Abbiamo contattato alcuni lettori del blog, i quali ci hanno fatto notare che successivamente alla telefonata hanno cominciato a ricevere sms commerciali da parte di numeri di telefono mobile.

Abbiamo riscontrando, anche attraverso le segnalazioni on line, che in effetti queste telefonate hanno l'unico scopo di accertare l'effettività del numero di telefono, al fine di poter inviare, in un momento successivo, messaggi pubblicitari non autorizzati attraverso sms.

Il servizio di call center potrebbe, inoltre, ricercare i vari numeri di telefono per proposte commerciali da girare ai diversi operatori interessati: a volte queste telefonate non si concludono per la semplice intensità di traffico e contatti tra operatori commerciali e consumatori.

Riteniamo, invece, che tale telefonata nasconda un tentativo di furto dei dati o altra ipotesi di truffa on line (ad esempio, decurtazione del credito dalla scheda sim) come ipotizzato da alcuni lettori.

lunedì 13 maggio 2019

Contactless - rischi e consigli per la nuova forma di pagamento

Fonte: Polizia Postale 30 gennaio 2019
La tecnologia “contactless” sta diventando sempre più comune come mezzo per effettuare pagamenti o inviare informazioni. Il processo, reso possibile grazie ad uno sviluppo tecnologico noto come Near Field Communication, funziona tramite un chip wireless sul quale sono memorizzati i dettagli della carta di pagamento dell’utente, chip che può essere presente sia in un telefono cellulare che in una carta di credito o bancomat. 

Tale tecnologia consente agli utenti di poter effettuare pagamenti fino ad un massimo di 25 € presso negozi e altri punti vendita semplicemente avvicinando lo smartphone o la carta ad un apposito lettore di schede, senza dover inserire fisicamente la carta stessa o digitare il PIN. Pur essendo un comodo sistema per effettuare i pagamenti, gli utenti che utilizzano questa tecnologia sono esposti a potenziali problemi legati alla sicurezza. 

domenica 12 maggio 2019

Bolletta del gas troppo alta? Liquigas deve dimostrare il corretto funzionamento del contatore

Negli ultimi anni non sono diminuite le lamentele dei consumatori in materia di fornitura di gas ed energia elettrica, nonostante l'installazione di contatori di ultima generazione che dovrebbero garantire una corretta rilevazione dei consumi.

In questo blog, ancora di recente, abbiamo affrontato l'argomento, proponendo alcuni consigli a coloro che ritengano troppo elevato il costo per la fornitura di energia elettrica e gas (qui un approfondimento).

Invero, sono ancora molti i casi di fatture con consumi non congrui o non correttamente determinati, od ancora i casi di contatori non funzionanti (o malfunzionanti), così come riconosciuto dalla stessa società venditrice, o dal fornitore del gas. 

Assume, sotto tale profilo, interesse la recente ordinanza della Corte di Cassazione, resa nei confronti del fornitore di gas Liquigas, ove il Giudice di legittimità ha ribadito un principio importante: il consumo indicato nel contatore ha solo valore di presunzione semplice, ed è onere del fornitore del gas quello di dimostrare il suo perfetto funzionamento.

Il principio, elaborato dalla Corte di Cassazione, Sezione V-3 civile, con l'ordinanza 6 marzo 2019, n. 6562 che potete leggere di seguito, parte dal presupposto che nel contratto di somministrazione del gas, il fornitore che predispone il sistema di rilevazione del prodotto utilizzato dal cliente, deve dimostrare la correttezza del dato riportato.


La Suprema Corte ha dunque chiarito su chi grava, in tema di contratti di somministrazione, l’onus probandi, nel caso in cui il cliente contesti la validità dei dati elaborati dal contatori ed in particolare i consumi dichiarati.

E quindi, richiamando l'orientamento formatosi in materia, la Cassazione ha stabilito che a fronte della contestazione dei consumi da parte del cliente, il fornitore deve provare che il contatore funziona in modo appropriato che non vi sono stati danni o altri eventi esterni che lo abbiano alterato, e che il dato elaborato è conforme al consumo.

Qui di seguito, l'ordinanza n. 6562/2019 della Corte di Cassazione.

venerdì 10 maggio 2019

AGCM sanziona le società del buy & share

Fonte: AGCM
comunicato 30 aprile 2019
L’Autorità ha concluso sei istruttorie nei confronti di alcuni dei principali operatori attivi nel settore e-commerce attraverso il c.d. Buy&Share, accertando plurime violazioni del codice del Consumo. Si tratta, in particolare, dei soggetti titolari dei nomi di dominio girada.com, zuami.it, bazaza.it, listapro.it, shopbuy.it, ibalo.it e 66x100.com.

Nello specifico, gli operatori, seppure con modalità differenziate, hanno promosso una particolare offerta commerciale nella quale i consumatori sono stati invitati ad “acquistare” prodotti ad un prezzo particolarmente scontato, versando immediatamente il prezzo scontato richiesto, salvo poi dover attendere, per poter conseguire il prodotto, che altri consumatori effettuassero un analogo acquisto. Al fine di ottenere il bene al prezzo scontato, il consumatore doveva inoltre attivarsi per individuare direttamente i nuovi acquirenti, generalmente 2 o 3, ovvero attendere in una specifica lista gestita dal venditore che altri consumatori “acquistassero” il medesimo prodotto.

L’Autorità ha accertato che, in realtà, il pagamento richiesto costituisce una mera prenotazione del bene e non il prezzo scontato di acquisto del bene medesimo. Infatti, solo le prenotazioni e i versamenti effettuati da altri consumatori consentono al primo consumatore di conseguire il bene prescelto al prezzo di prenotazione. Nel caso di attesa nella lista del venditore, inoltre, non vengono resi noti i meccanismi di funzionamento, scorrimento della stessa lista ed i tempi di attesa, aspetti che rendono estremamente aleatorio l’ottenimento e la consegna del bene.

Gli accertamenti istruttori hanno altresì evidenziato che ai consumatori viene impedito l’esercizio di diritti contrattuali, ovvero di essere rimborsati di quanto originariamente versato, di acquisire il prodotto ad un prezzo di mercato e di esercitare il diritto di recesso.

Le violazioni del Codice del Consumo rilevate sono state ritenute gravi in considerazione delle condizioni particolari e aleatorie dell’offerta, in grado di attrarre un numero sempre crescente di prenotazioni e di ingannare un numero crescente di consumatori, nonché condizionare indebitamente coloro che vi hanno aderito.

Gli operatori coinvolti sono stati complessivamente sanzionati dall’Autorità per oltre un milione di euro, così ripartito:

Girada S.r.l.s. (PS10842B sito: girada.com), sanzione 350.000;

Zuami S.r.l.s. (PS11175 sito: zuami.it), sanzione 100.000;

Gladiatori Roma s.r.l.s. (PS11211 sito: bazaza.it e listapro.it), sanzione 200.000;

SHOP BUY S.r.l.s. (PS11262 sito: shopbuy.it), sanzione 150.000;

IBALO S.r.l.s  (PS11283 sito: ibalo.it) sanzione 130.000;

E CO WORLD (PS11261 sito: 66x100.com), sanzione 100.000.


Nel corso dei procedimenti, l’Autorità si è avvalsa della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

lunedì 6 maggio 2019

Liquidità, tenere i soldi sul conto non è né stupido né criminale


Fonte: Il Fatto Quotidiano
25 marzo 2019

Colpevolizzare i risparmiatori, per fargli commettere qualche passo falso. La stampa che si autodefinisce autorevole (Corriere della Sera, Sole 24 Ore ecc.) ha scoperto un nuovo nemico da abbattere. È la massa di denaro che gli italiani tengono sui conti, stimata sui 1.400 miliardi di euro. La cosa dà fastidio. Esattamente come dà fastidio chi tiene il proprio Tfr in azienda. Infatti in tal modo banche, assicurazioni e cosiddetti consulenti non lucrano nulla sulle somme accantonate. Seguendo un canovaccio sperimentato, i risparmiatori che non obbediscono a comando sono bollati di ignoranza finanziaria. 

Il minimo che gli venga detto è che perdono buone occasioni di guadagno, lasciando infruttiferi i propri risparmi. Al che però vengono in mente i diamanti rifilati a prezzi taroccati, le gestioni patrimoniali prive di ogni trasparenza e quella trappola micidiale che è la previdenza integrativa. E uno capisce perché si rifiutino, malgrado le pressioni, di comprare checchessia.

domenica 5 maggio 2019

Condominio - la ripartizione delle spese: sempre valida la delibera dell'assemblea?

Questa domenica torniamo ad affrontare i problemi che riguardano il condominio, uno degli argomenti più letti di questo blog, in quanto sono frequenti le discussione in merito alle spese comuni e alla loro ripartizione tra i vari condomini.

In generale, esiste il principio di ripartizione delle spese condominiali su criteri previsti per legge e determinate all'esito della assemblea convocata dall'amministratore.

I criteri di ripartizione delle spese possono, peraltro, essere derogati con il voto unanime dell'assemblea, ve devono partecipare tutti i condomini e vi deve essere la totalità del voto favorevole: il mancato rispetto di tali presupposti rende, come noto, del tutto invalida la delibera assembleare.

Tale ultima considerazione, peraltro, non è sempre chiara tra i condomini (ma talvolta nemmeno tra gli amministratori), tant'è che sono ripetuti gli interventi della Corte di Cassazione ove viene riaffermato il principio appena brevemente richiamato.

In tali casi, infatti, la delibera che modifichi i criteri di partecipazione e voto ex art. 1123 c.c. deve essere votata da tutti i condomini in senso favorevole e, nel caso di violazione di tali presupposti, l'impugnazione della delibera assembleare è sottratta al termine di trenta giorni ex art. 1137 c.c..

Non appare superfluo ricordare che tale principio trova altresì applicazione nell'ipotesi di multiproprietà, ove l'ente gestore può modificare le regole relative alla partecipazione e voto dei multiproprietari, solo con assemblea con voto favorevole del 100%.

Il condomino (o il multiproprietario) che vi abbia interesse può impugnare la delibera assembleare che violi le norme sopra richiamate ex art. 1421 c.c.

Un caso problematico sorto, e risolto, di recente riguarda invece l'approvazione delle decisioni assunte dall'assemblea per facta concludentia: è possibile che la carenza di lamentela/contestazione del condominio attesti un suo assenso, ancorché non esplicitato nei modi e tempi previsti ex lege?

Il caso è stato affrontato dalla Corte di Cassazione all'esito di una vicenda avviata con decreto ingiuntivo da parte del condominio nei confronti di due condomini per somme dovute a titolo di spese condominiali dovute per la comproprietà di un alloggio del condominio e, solo da un condomino, per la proprietà di altra porzione del condominio.

Le spese erano state deliberate all'assemblea ove aveva partecipato solo uno dei due condomini, mentre l'altro (coniuge e proprietario della proprietà esclusiva) non era presente.

La delibera assembleare, mutando i criteri di ripartizione, aveva addebitato le spese ai due condomini, anche con riferimento all'immobile di proprietà del coniuge non presente.

Con l'ordinanza n. 33039/2018, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio di solidarietà tra i condomini, nel caso di comproprietari dello stesso immobile, sicché le spese condominiali possono essere validamente stabilite dall'assemblea ove partecipa anche uno solo dei comproprietari.

Per contro, non può essere ritenuta valida l'assemblea ove siano stabilite le spese condominiali a carico di un proprietario che non vi partecipa, addebitandole al coniuge presente (ma non proprietario), né il suo consenso può essere desunto dalla condotta tenuta (ossia per facta concludentia).

E quindi, con riferimento alla quota in comproprietà, la Cassazione ha ribadito che i comproprietari di un’unità immobiliare sono tenuti in solido al pagamento delle spese condominiali (escludendo la partecipazione pro quota) in favore del condominio; nel caso di proprietà esclusiva, non è valida la delibera assembleare che stabilisce il pagamento della quota in assenza della moglie e/o addebitandola al marito presente all'assemblea.

Qui il provvedimento della Corte di Cassazione oggetto del nostro commento.
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