venerdì 27 febbraio 2026

Pacchi low cost da Paesi extra-UE: aumentano i costi per i consumatori con i nuovi dazi?

Uno dei fenomeni che più si sono sviluppati negli ultimi anni è l'acquisto di prodotti a costi relativamente bassi da piattaforme on line extra-UE (ad esempio, temu), facilitata da alcuni vantaggi, in primo luogo il prezzo, ma anche la spedizione rapida e la scelta ampia. Ciò è stato favorito, in particolare, dalla esenzione di dazi doganali che, fino a fine 2025, era prevista per le spedizioni di valore inferiore a 150,00 euro.

Questa esenzione, però, è destinata ad essere superata dalle nuove norme che proporranno un significativo cambiamento che potrebbe riguardare anche noi consumatori.

Già con gennaio 2026, infatti, entrano in gioco due nuovi prelievi:

  • un dazio europeo fisso di 3 euro per determinate importazioni sotto soglia;
  • un dazio nazionale italiana di 2 euro per pacco, già operativa dal 1° gennaio 2026.

In concreto, nel 2026 il consumatore che acquista online potrebbe dover sostenere pagamenti extra per dazi doganali che descriviamo qui di seguito.


(A)

 Dal 1° luglio 2026: dazio UE di 3 euro sugli articoli sotto i 150 euro

Il Consiglio dell'Unione europea ha approvato l’abolizione della franchigia doganale per i pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi.

Dal 1° luglio 2026 entrerà quindi in vigore un dazio fisso di 3 euro, con una particolarità importante:

 non si applica per spedizione,

 ma per ciascuna categoria merceologica dichiarata nel pacco (in base alla sottovoce tariffaria doganale).

Facciamo un esempio pratico per far comprendere il nuovo quadro normativo europeo

  • acquisto 3 magliette identiche → 3 euro totali (un’unica categoria)
  • acquisto 1 camicetta in seta + 2 in lana → 6 euro (due categorie diverse)

Questa novità comporta una riflessione, nel senso che  più il contenuto del pacco è “variegato”, maggiore sarà l’impatto del nuovo dazio.

La misura si applicherà alle vendite B2C (business to consumer) spedite direttamente da Paesi extra-UE ai consumatori finali e resterà in vigore, salvo proroghe, fino al 1° luglio 2028, in attesa della piena riforma del sistema doganale digitale europeo.

Siamo abbastanza sicuri che il provvedimento si "consoliderà" diventando definitivo, con conseguente applicazione a tutte le importazioni provenienti da paese extra UE.

Secondo la Commissione europea, il volume dei piccoli pacchi diretti nell’UE è esploso negli ultimi anni (miliardi di spedizioni annue, in larga parte dalla Cina), con una percentuale significativa di sottovalutazioni dichiarate.

L’obiettivo perseguito dalle autorità comunitarie è duplice, in quanto si vuole tutelare le imprese europee dalla concorrenza a dazio zero, da una parte, e rafforzare controlli su sicurezza, ambiente e conformità dei prodotti.


(B)

Dal 1° gennaio 2026: il contributo fisso italiano di 2 euro a pacco

Dal 1° gennaio 2026, l'Italia ha introdotto – con la Legge di Bilancio 2026 – un contributo fisso di 2 euro per ogni pacco sotto i 150 euro proveniente da Paesi terzi.

Vi sono diversità rispetto alla norma comunitaria e, peraltro, ci si chiede se non vi potrebbe essere una inammissibile moltiplicazione fiscale a carico del consumatore finale.

A differenza della norma europea, l'imposizione si applica per pacco, non per categoria merceologica e colpisce sia le vendite B2C, ma anche le compravendite tra imprese commerciali (B2B) e quelle tra privati seppur prive di finalità commerciali (C2C).

Le ragioni per questa nuova imposizione sono abbastanza poco chiare, n quanto si parla di fondi destinati alla copertura delle spese amministrative doganali, ma già dalle prime settimane di entrata in vigore delle nuove norme si registra un forte calo delle importazioni presso le dogane italiane, con un evidente spostamento dei flussi verso altri Stati membri.

Il quesito è chiaro: la norma italiana è compatibile con le norme UE?

L’art. 26 del TFUE vieta dazi doganali e tasse di effetto equivalente tra Stati membri e nei confronti delle importazioni ed è noto l'orientamento della Corte di giustizia dell'Unione europea, la quale ha ripetutamente  chiarito che costituisce tassa di effetto equivalente qualsiasi onere pecuniario imposto unilateralmente per il solo fatto che una merce attraversi la frontiera.

Nel caso di specie, chi vi scrive pensa che vi sia un effetto equivalente che rende illegittima la norma nazionale e che, dal 1° luglio 2026, determinerà una duplicazione di prelievi tributari, ossia 2,00 euro nazionali per pacco e 3,00 euro europei per categoria merceologica.

E quindi, ad esempio, se acquistiamo online da piattaforma extra-UE merce di due categorie merceologiche per euro 30,00 pagheremo costi aggiuntivi:

- 2,00 euro (fee italiana)

6,00 euro (3 euro × 2 categorie)

Totale extra: 8 euro, pari a oltre il 26% del valore dell’acquisto.

E' evidente, in conclusione, che glii acquisti extra-UE sotto i 150 euro non saranno più “neutri” sotto il profilo doganale, con aumento ricaricato sul consumatore finale.

Qui di seguito un box che sintetizza le questioni che abbiamo affrontato.

  • Da quando si paga il dazio di 3,00 euro?
Dal 1° luglio 2026 per gli articoli sotto i 150,00 euro provenienti da Paesi extra-UE.
  • I 3,00 euro si pagano per ogni pezzo acquistato?
No. Si pagano per ciascuna categoria merceologica. Più articoli identici = un solo dazio. Articoli diversi = più dazi.

  • Il contributo di 2,00 euro italiano è già in vigore?

Sì, dal 1° gennaio 2026, per ogni pacco sotto i 150,00 euro proveniente da Paesi terzi.

  • Si pagheranno entrambi gli importi?

Dal 1° luglio 2026, in linea generale, sì: il contributo nazionale per pacco e il dazio europeo per categoria.

  • Conviene ancora comprare fuori dall’UE?

Dipende dal valore dell’acquisto e dal numero di categorie presenti nel pacco. Per beni di basso importo l’incidenza percentuale può essere rilevante.

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