sabato 3 gennaio 2026

2026: il prezzo non deve più essere il criterio di scelta per il consumatore

Con un nostro recente intervento abbiamo parlato delle prospettive per i consumatori nel 2026, valutando i diversi settori interessati dal consumo e il nuovo approccio al mercato dei prodotti e servizi.

Un aspetto che sta radicalmente cambiando negli ultimi anni e che anche nell'anno nuovo dovrebbe caratterizzare la scelta del consumatore è quello di non utilizzare più il prezzo come criterio di scelta nell'acquisto.

In altri termini, nell'approccio all'acquisto il prezzo del bene/servizio non è più il presupposto centrale di scelta.

Nel 2026 — in un contesto di crescita moderata, inflazione contenuta e consumatore più esigente — chi acquista è sempre più attento a origine, qualità, trasparenza e valori delle imprese. 

E' ormai accertato che al momento dell'acquisto si va “oltre il prezzo”, prestando attenzione all' origine, qualità, sostenibilità e correttezza aziendale (reputazione aziendale).

Vediamo alcuni di questi nuovi criteri di ricerca del prodotto.

a.- La sostenibilità e la qualità come nuovi criteri d’acquisto

Come accertato da più ricerche di mercato, una marcata percentuale degli italiani considera la qualità il presupposto principale quando sceglie un prodotto sostenibile, cosicché si è ben disposti a pagare un sovrapprezzo se il prodotto offre una qualità superiore, è realizzato secondo standard responsabili, o rispetta criteri etici e ambientali. 

b.- Origine e territorio: Made in Italy e filiere locali come valore aggiunto

Un ulteriore valore che caratterizza la scelta del consumatore medio, e quale logica conseguenza di quanto trattato in precedenza, il valore del “Made in Italy” continua a essere riconosciuto come simbolo di qualità, artigianalità, tradizione e affidabilità. 

In particolare, molti consumatori associano questo “marchio” non solo a un luogo geografico, ma anche a metodi di produzione trasparenti, uso di materie prime di qualità e rispetto di regolamenti rigorosi: il km 0 è un valore per i consumatori italiani. 

c.- Trasparenza e certificazioni: strumenti di tutela e fiducia

La trasparenza e la qualità delle informazioni sono considerati elementi che aiutano la scelta dei consumatori. Ed ecco che diventa importante l'etichetta del prodotto, la certificazione (ad esempio nel settore agroalimentare: Dop, Igp, DOCG, ecc.) e la tracciabilità della filiera. 

Questo tipo di informazioni consente di verificare che:

- il prodotto rispetti standard igienico-sanitari e di sicurezza; 

- l’azienda produttrice operi secondo corrette pratiche etiche e ambientali; 

- la filiera sia trasparente, dal territorio alla vendita, riducendo il rischio di frodi e prodotti “greenwashing”. 

Cosa significa tutto questo per il consumatore 2026: attenzione, verifica e responsabilità

Alla luce di queste evidenze, e in combinazione con le dinamiche economiche che abbiamo già descritto, il consumatore oggi dovrebbe:

- Non farsi guidare solo dal prezzo: un prezzo basso può nascondere scarsa qualità, processi produttivi non etici, filiere poco trasparenti o origini non verificabili.

- Valutare l’origine del prodotto: preferire prodotti con certificazioni di origine (come Dop/Igp), o realizzati in Italia con filiera tracciabile, quando possibile.

- Verificare le caratteristiche reali: qualità dei materiali, durabilità, condizioni di produzione, sicurezza, impatto ambientale.

- Preferire imprese trasparenti ed etiche: aziende che dichiarano chiaramente la filiera, che rispettano standard ambientali e sociali, che rendono pubbliche le loro certificazioni o pratiche.

- Adottare una visione di consumo responsabile e consapevole: ogni acquisto non è solo un atto individuale, ma anche un segnale economico, sociale e culturale. Scelte consapevoli possono favorire buone pratiche produttive, sostenibilità e giustizia sociale.

In un mercato globalizzato, il prezzo spesso riflette solo costi di produzione bassi, lavoro a basso costo, scarsa tracciabilità e forse anche sfruttamento e quindi, puntare al “prezzo più basso” significa contribuire a questo modello e questo non è più accettato da una fetta crescente di consumatori.

Scegliendo prodotti di qualità, locali, certificati e da aziende trasparenti, si valorizza il territorio, l’artigianato, i diritti dei lavoratori e la sostenibilità ambientale.

A lungo termine, prodotti migliori e di qualità duratura tendono a essere più affidabili, sicuri e meno impattanti sul pianeta — riducendo sprechi e sostituzioni frequenti.

È un modo concreto per tutelare il consumatore: riduce il rischio di frodi, contraffazioni, prodotti scadenti o pericolosi, e rafforza la fiducia tra consumatore e produttore.

Riteniamo, in conclusione, che il mercato 2026 può offrire un’occasione storica per ridefinire il rapporto tra consumatore, prodotto e impresa. Perché questo avvenga servono scelte informate, trasparenti e responsabili.

Chi si limita al prezzo — o alle offerte del momento — rischia di perdere valore reale: in qualità, sostenibilità, tracciabilità e diritti. Chi invece approfondisce, verifica e sceglie con consapevolezza, non fa semplicemente acquisti, ma contribuisce a sostenere un modello economico più giusto, sostenibile e duraturo.

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