venerdì 6 febbraio 2026

Filtro anti-spoofing di AGCOM: discreti risultati e criticità irrisolte

Come è noto, dal 19 novembre 2025 è in vigore la seconda fase del contrasto allo spoofing telefonico in Italia: dopo il blocco delle chiamate internazionali con numeri fissi italiani (attivo dal 19 agosto), AGCOM ha esteso il filtro anche alle chiamate internazionali che si presentano con numerazioni mobili italiane contraffatte (per un nostro precedente intervento, clicca qui).

Una misura tecnica che, secondo i dati ufficiali dell’Autorità, dovrebbe portare a una drastica riduzione delle chiamate indesiderate e dei tentativi di frode via telefono, così come evidenziato da AGCOM di recente.

Tuttavia, a fine gennaio 2026, la percezione reale tra consumatori, associazioni e osservatori è molto più sfumata: se da un lato si riconosce l’importanza dell’intervento, dall’altro emergono evidenti limiti e un fenomeno che, pur cambiando forma, non si è risolto.


I dati ufficiali: effetti immediati ma parziali

AGCOM ha reso pubblici i primi risultati relativi al periodo tra il 19 e il 30 novembre 2025, che mostrano la portata del fenomeno prima dell’entrata in vigore dei filtri e l’impatto diretto della misura:

  • circa 49,3 milioni di chiamate illecite provenienti dall’estero e presentatesi con numerazioni mobili italiane sono state bloccate in undici giorni;
  • la media giornaliera di chiamate con CLI mobile italiano è scesa da circa 26,8 milioni a 7,4 milioni nel medesimo periodo;
  • parallelamente, le chiamate con numerazioni estere visibili e non filtrate sono aumentate significativamente.

Questi risultati confermano che il filtro opera come previsto dal punto di vista tecnico, impedendo l’ingresso di numeri falsificati nei sistemi di instradamento nazionali. 

Tuttavia, quei numeri falsi non scompaiono: semplicemente cambiano prefisso nazionale e si presentano con numerazioni straniere reali che non rientrano nel campo di applicazione del filtro.


Il vissuto degli utenti: tra sollievo e dopo-effetti

Se si passa dalle statistiche ufficiali alla percezione degli utenti, il quadro è meno netto:

a.- Riduzione delle chiamate con numeri italiani contraffatti: diversi utenti dichiarano di non ricevere quasi più chiamate con numeri italiani apparentemente normali (che erano spesso i più ingannevoli), un segno che il filtro sta limitando almeno quella categoria specifica.

b.- Aumento o stabilità delle chiamate da numeri stranieri: tuttora, molti segnalano messaggi o telefonate da numerazioni con prefissi +44, +33, +31 o altri, spesso anch’esse di telemarketing aggressivo o potenziali truffe. Questi numeri non vengono intercettati dal filtro ed è difficile per gli utenti capire se si tratta di chiamate lecite o tentativi di frode.

c.- Appelli a soluzioni alternative: in varie discussioni emerge che i consumatori stanno adottando strumenti aggiuntivi (come app di blocco chiamate estere o filtri personali), segno che la misura di AGCOM da sola non basta a tranquillizzare completamente l’esperienza d’uso del telefono.

Questa percezione “mista” si riflette anche nella difficoltà di molti utenti a distinguere tra chiamate legittime con prefisso estero (es. contatti di lavoro, viaggi, servizi internazionali) e telemarketing molesto o truffaldino che sfrutta numerazioni reali estere.

Anche le osservazioni provenienti dalle principali organizzazioni di tutela dei consumatori sono ambigue, in quanto da una parte riconoscono l’importanza del filtro, ma dall'altra evidenziano punti critici.

Molti hanno riscontrato l'importanza della misura tecnica ed i suoi effetti, ma hanno ritenuto insufficiente la misura anti - spoofing al fine dell'eliminazione delle chiamate fraudolente o moleste, tant'è che i fenomeni di truffa telefonica sono in aumento.

Concordiamo con coloro che ritengono che serva più trasparenza e informazioni agli utenti: molte segnalazioni ricevute dalle associazioni mostrano che i cittadini faticano a interpretare correttamente numeri stranieri e non sanno quando una chiamata è potenzialmente pericolosa, sottolineando il bisogno di campagne educative e strumenti chiari di segnalazione.

Sotto un altro profilo, il fenomeno telemarketing illecito non si è ridotto, ma più semplicemente spostato su altri terreni, come osservato dagli operatori del settore che hanno segnalato come le attività irregolari e/o truffaldine abbiano adattato le loro tecniche, utilizzando prefissi esteri non ancora soggetti a blocco o tecnologie VoIP difficili da tracciare.

Queste critiche, pur sostenendo la misura di AGCOM, segnalano che la battaglia contro le chiamate indesiderate deve restare multidimensionale, combinando misure tecniche, azioni normativo-sanzionatorie e maggiore collaborazione internazionale.


Limiti strutturali e gap normativi

In conclusione, osserviamo che il filtro anti-spoofing nasce come risposta a una anomalia tecnica, ma nella pratica il problema è anche di regolazione, enforcement e cooperazione internazionale: non tutti gli operatori esteri rispettano standard o accordi tecnici coerenti con la normativa italiana, creando spazi di elusione per attività irregolari; il filtro non può bloccare chiamate che si presentano con numerazioni estere “reali”, anche se usate per finalità illecite, perché non esiste un criterio oggettivo per distinguere subito tra legittimo e fraudolento solo dalla numerazione; rimane incerta la capacità di risalire ai responsabili, soprattutto quando la chiamata è instradata tramite più provider o reti VoIP con sedi legali in giurisdizioni extra-UE.

In questo senso, l’intervento di AGCOM è un elemento importante ma non un “colpo di spugna”: la tutela completa dei consumatori richiede strumenti legislativi e giurisdizionali che superino il semplice filtro tecnico e considerino il fenomeno sotto un profilo globale.

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