sabato 13 giugno 2026

Bene il Comune di Trento che riflette sul T-Red di Via Brennero

Riteniamo positiva la scelta assunta a Trento in relazione al sistema di rilevazioni automatiche di infrazioni previste tra Via Brennero e Via Marconi che ha generato non pochi malumori tra i trentini.

Il numero importante di infrazioni accertate a quell'incrocio ha imposto una semplice domanda: il problema sono i guidatori, oppure è l'incrocio?

Questo quesito è stato portato all'attenzione del Consiglio comunale, chiamato a votare una mozione che obbliga l'amministrazione ad analizzare nel dettaglio uno dei nodi viari più "produttivi" in termini di sanzioni del territorio: un'intersezione con due impianti semaforici ravvicinati, fasi di rosso non sincronizzate e una geometria che, secondo numerosi cittadini, si presta a generare dubbi interpretativi. 

D'altronde, come ben sanno anche i residenti, i numeri parlano chiaro: oltre 2.462 infrazioni rilevate automaticamente in un solo anno, su un totale cittadino di 5.973.

Tradotto,  quasi una multa su due, dell'intero Comune di Trento, arriva da un unico incrocio.


- Il nodo del problema: due semafori, un'ambiguità strutturale

Vogliamo subito premettere che non siamo contrari al sistema di rilevamento delle sanzioni "da remoto", ma riteniamo altresì che lo stesso sia rispettoso della legge e, in particolare, sia finalizzato alla tutela del cittadino e non per altri scopi.

Nel caso di specie, la situazione descritta nella mozione è tecnicamente specifica: due semafori affiancati, uno dedicato alla corsia dritta e l'altro anche alla svolta a destra, con fasi di rosso che non scattano in contemporanea. 

Chi guida deve interpretare correttamente, in pochi secondi e spesso in condizioni di traffico, quale segnale si riferisce alla propria traiettoria, magari non conoscendo in modo preciso la zona della città. 

Un compito che diventa oggettivamente complesso quando la geometria dell'incrocio non è immediatamente leggibile e il traffico è intenso.

Questo tipo di situazione non è un caso isolato nel panorama stradale italiano, tant'è che la giurisprudenza di merito ha più volte riconosciuto che la conformazione fisica di un incrocio può contribuire all'infrazione: un Giudice di Pace, ad esempio, ha annullato una multa per passaggio con semaforo rosso accertando che l'automobilista proseguiva nella direzione consentita dalla luce verde a causa di una errata canalizzazione. 

Di recente, un giudice ha annullato una sanzione amministrativa, rilevando che il semaforo era collocato a sinistra anziché a destra, in violazione delle prescrizioni del Codice della Strada, secondo cui la segnaletica deve trovarsi a destra e solo in aggiunta — mai in sostituzione — a sinistra.

Il principio sottostante è chiaro: l'infrazione esiste se vi è una violazione inequivocabilmente imputabile al conducente. Se invece la segnaletica è confusionaria, accalcata o strutturalmente ambigua, la responsabilità si sposta — almeno in parte — su chi ha progettato o gestisce quella porzione di viabilità.


- Cosa prevede la legge sugli impianti di rilevazione automatica

La Corte di Cassazione ha stabilito negli anni limiti precisi all'utilizzo dei dispositivi automatici per rilevare le infrazioni semaforiche che non possono essere ignorati dalle istituzioni locali. 

In primo luogo, l'installazione deve essere autorizzata da una specifica delibera comunale che rispetti le indicazioni ministeriali. In assenza di questa autorizzazione — o se la delibera non copre il tipo specifico di apparecchio installato — tutti i verbali emessi possono essere annullati (clicca qui per un approfondimento).

In secondo luogo, il Codice della Strada impone che i sistemi di rilevazione automatica siano conformi alle prescrizioni ministeriali in materia di omologazione e installazione (clicca qui). 

Se manca la prova della pericolosità dell'incrocio — che è il presupposto che autorizza il controllo da remoto senza la presenza degli agenti — la legittimità stessa del sistema può essere messa in discussione.

Un terzo elemento riguarda i tempi di notifica: i verbali devono essere notificati entro 90 giorni dall'infrazione (calcolati dalla data di affidamento all'ufficio postale, non dalla ricezione). Chi riceve una multa oltre questo termine ha il diritto di contestarla davanti al Giudice di Pace o al Prefetto.


- Il denaro delle multe deve tornare alla sicurezza stradale

C'è un altro aspetto che raramente viene portato all'attenzione dei cittadini, ma che la mozione approvata ha il merito di rimettere al centro: il destino economico dei proventi delle sanzioni.

L'articolo 208 del Codice della Strada stabilisce che i proventi delle sanzioni amministrative accertate dalla polizia locale devono essere destinati, in quota parte vincolata, a finalità di sicurezza stradale: manutenzione della segnaletica, miglioramento delle infrastrutture, educazione stradale, potenziamento dei controlli. Non si tratta di un'entrata libera per le casse comunali: è denaro che la legge vincola espressamente al miglioramento della viabilità.

Eppure, quando un incrocio produce quasi la metà di tutte le sanzioni di una città intera nell'arco di un anno, è lecito chiedersi: quei fondi sono stati reinvestiti in quel punto? Sono stati effettuati studi sulla geometria dell'intersezione? È stata verificata la conformità dell'impianto? La mozione chiede esplicitamente che eventuali interventi correttivi vengano finanziati proprio attraverso i fondi vincolati dell'articolo 208: un atto di coerenza che restituisce a quell'obbligo di legge il suo senso originale.

E forse, sarebbe lecito avviare una serie di controlli in merito alla destinazione delle somme raccolte con sanzioni amministrative  da parte dei comuni italiani, con tanto di pubblicazione sui siti web locali.


- La pausa delle rilevazioni: una misura di buon senso

Tornando al caso affrontato, il Comune di Trento ha assunto la condivisibile decisione di sospendere temporaneamente la rilevazione automatica delle infrazioni durante gli eventuali lavori correttivi e per i trenta giorni successivi al loro completamento. 

Si tratta di una misura di buon senso, già adottata in altri contesti in Italia, che riconosce un principio elementare: se si modifica la configurazione di un incrocio, gli automobilisti hanno diritto a un periodo di adattamento prima di essere nuovamente sanzionati.

Lo si vuole ribadire, non stiamo avvallando alcuna amnistia per chi viola le regole, ma occorre valutare l'impatto generato dal cambiamento nella segnaletica o nella geometria stradale e gli effetti verso gli utenti abituali. 

Chiedere sanzioni immediate dopo una modifica significativa sarebbe, in termini pratici, continuare a fare cassa su una situazione di incertezza — l'esatto contrario di ciò che la normativa sulla sicurezza stradale si propone.

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