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venerdì 20 maggio 2016

Tango bond - arriva il rimborso per i risparmiatori italiani

Oltre cinquantamila piccoli investitori italiani rimasti "scottati" dal default delle obbligazioni Argentina del dicembre 2001 dovrebbero essere rimborsati entro fine giugno 2016  dallo Stato sudamericano.

Questa la novità rilevante emersa, all'esito di una intensa attività di negoziazione avviata negli ultimi mesi e finalizzata al riconoscimento di un congruo indennizzo per  i  titolari di titoli emessi dal Governo di Buenos Aires (vedi qui).

Dato  atto che tale risultato è stato raggiunto con l'attività svolta dalla Task Force Argentina, l'accordo intervenuto nelle settimane scorse prevede un rimborso degli obbligazionisti italiani, si ritiene attorno a cinquantamila, pari al 150% dell'importo nominale versato all'atto dell'acquisto.

Da una nota di TFA risulta che l'importo che l'Argentina sembra disposta a rimborsare, complessivamente pari a circa 1,85  miliardi di dollari, verrà depositato in un conto infruttifero in attesa del disbrigo delle formalità necessarie per consentire il pagamento dei singoli aderenti all'iniziativa avviata da Nicola Stock.


sabato 13 febbraio 2016

Argentina: arrivano i rimborsi del TFA?

Potrebbe trovare un esito positivo l'iniziativa avviata dalla Task Force Argentina, presieduta da Nicola Stock ed organizzata dall'Abi per aiutare i risparmiatori italiani rimasti coinvolti nella moratoria dichiarata dal Governo di Buenos Aires (vedi qui).

La TFA, sorta dopo pochi mesi dal default argentino, aveva ottenuto scarsi risultati, tanto da far sorgere in molti (tra i quali anche questa associazione) qualche dubbio in merito all'effettiva capacita mediatrice del soggetto giuridico creato ad hoc.

Ed invece pare che Nicola Stock abbia raggiunto un accordo con le autorità argentine, consentendo un recupero del capitale perduto ai 50.000 risparmiatori che hanno aderito al progetto TFA.

Così si legge nel recente comunicato rilasciato dalla Task Force che così esordisce  "Il Ministero del Tesoro e della Finanza Pubblica della Repubblica Argentina e la Task Force Argentina (TFA) annunciano di aver raggiunto un accordo preliminare per risolvere la controversia basata sul Trattato bilaterale Italia - Argentina nell'arbitrato presso il Tribunale ICSID della Banca Mondiale in cui si è richiesto il risarcimento dei danni per violazione dei diritti rivenienti dal diritto internazionale di circa 50.000 obbligazionisti retail italiani detentori di circa 900 milioni di bond argentini in default rappresentati dalla Task Force Argentina".

Con l'accordo, che però deve essere sottoposto all'approvazione del parlamento argentino, viene previsto il pagamento in favore dei risparmiatori di un importo, in contanti, pari al 150% del capitale investito, questo secondo quello che si legge nel comunicato TFA.

Il pagamento dovrebbe essere disposto a seguito dell'approvazione, nel breve spazio di alcuni mesi, con conseguente esaurimento dell'attività svolta dalla Task Force Agentina.

 

sabato 2 agosto 2014

Argentina: default "selettivo" per 29 miliardi di euro

L’Argentina è stata dichiarata inadempiente per la seconda volta in tredici anni e il suo debito estero è caduto in “default”. Questa è la novità sostanziale che riguarda il paese sudamericano, il quale rivive l’incubo del dicembre 2001. 

La situazione critica era nota da tempo, ma il nuovo disastro argentino è divenuto inevitabile, a seguito del taglio del rating, operato prima da Standard & Poor’s seguito dalle altre principali agenzie di rating internazionali. 

Motivo principale del declassamento? l’Argentina non ha onorato il pagamento di 539 milioni di dollari di interessi su titoli emessi con scadenza 2033, violando l’accordo di concambio sottoscritto con alcuni fondi comuni americani.  

Invero, secondo quanto si legge da fonti sudamericane, l’Argentina ha depositato su un conto corrente di un istituto di credito americano l’importo previsto, ossia i 539 milioni di interessi (per i bond scadenza 2033), ma tale importo sarebbe stato congelato dal Giudice di New York Thomas Griesa, il quale ha agito per conto di alcuni hedge fund americani che pretendono il rimborso integrale dei bond in loro possesso, pari a 1,3 miliardi. 

Da più parti viene sostenuto che il default dichiarato dallo Stato Argentina nasconderebbe il vero contrasto in atto tra il governo sudamericano ed i grandi investitori americani, interessati a recuperare (e lucrare?) gli investimenti operati in Argentina.

L'Argentina, pur disponendo dei denari per adempire ai propri obblighi verso i debitori, sta portando avanti ogni iniziativa volta a "svincolarsi" dalla presa aggressiva dei fondi avvoltoio, ridiscutendo il proprio debito a condizioni più favorevoli.

Al momento la situazione appare alquanto fluida e per i risparmiatori italiani che avessero accettato le proposte di concambio, le prospettive di ottenere le somme dovute si riducono sensibilmente.

domenica 23 dicembre 2012

Dicembre 2001 - dicembre 2012: quali possibilità di recupero per i possessori "tango bond"

Sono trascorsi 11 anni dal default dichiarato dall'Argentina, con conseguente impossibilità per gli investitori italiani di poter riottenere il capitale investito.

Nel dicembre 2001, l'Argentina dichiarava ufficialmente di non poter onorare il proprio debito accumulato nei confronti degli investitori – nazionali e stranieri – ed esercitava il diritto di moratoria previsto nei documenti informativi che accompagnavano la vendita dei tango bond: le Offering Circular.

Il documento informativo di cui trattasi così avvertiva i potenziali acquirenti “Gli investitori che prendono in considerazione la possibilità di acquistare le Obbligazioni sono invitati a fare la loro scelta su un’accurata valutazione dei particolari qui di seguito descritti.
L’emittente è uno Stato che, dopo la crisi debitoria degli ultimi dieci anni, nel 1993 ha di fatto rinegoziato totalmente il debito del settore pubblico nei confronti di 750 istituti bancari
”.

Tale evento si verificava il 24 dicembre 2001, allorché l'Argentina dichiarava la Moratoria sul proprio debito estero, ossia la propria impossibilità di poter onorare gli impegni economici verso gli investitori stranieri.

Sono trascorsi 11 anni dalla Moratoria dichiarata dal Governo argentino e molte iniziative sono state intraprese per la tutela dei consumatori italiani.

Una larga parte degli investitori italiani ha aderito alla "ristrutturazione" del debito estero del 2005, traendone vantaggio, in quanto hanno recuperato un valore tra il 30% e il 35% del valore nominale investito.

Molti investitori italiani hanno aderito alla iniziativa della Task Force Argentina (TFA), Organismo ad hoc creato dall'Associazione Bancaria Italiana, la quale ha avviato un arbitrato internazionale presso il Tribunale di New York (ICSID).

Ad oggi, questa procedura non è ancora arrivata nella fase di merito e, secondo la più ottimistica previsione, solo nell'ottobre 2013 dovrebbe esservi una decisione definitiva con la possibilità per gli investitori italiani di poter ottenere la restituzione dei propri denari.

Oltre a questa possibilità, i risparmiatori italiani stanno continuando ad agire nei confronti della banca che ha negoziato l'acquisto delle obbligazioni Argentina, contestando la violazione delle norme di condotta e chiedendo il risarcimento del danno sofferto.

Nel blog potete trovare molti precedenti dei tribunali italiani ove è stata riconosciuta la responsabilità della banca per il danno subito dal cliente con conseguente risarcimento di quest'ultimo.

giovedì 15 settembre 2011

Da Trentino inBlu al blog: obbligazioni Argentina – il giudice americano si esprime in favore dei risparmiatori italiani

A Trentino inBlu radio sono stati trattati gli ultimi sviluppi della vicenda obbligazioni Argentina e di seguito vi proponiamo alcuni spunti emersi dalla trasmissione.

Novità importanti per gli acquirenti dei tango bond che hanno deciso di adire il tribunale dell'Icsid (Banca Mondiale) al fine di ottenere dall'Argentina la restituzione del capitale investito in obbligazioni.

Ricordiamo che la causa era stata avviata alcuni anni fa dagli obbligazionisti italiani attraverso la TFA (Task Force Argentina), un organismo creato dall'ABI e presieduto da Nicola Stock, con lo specifico fine di chiedere direttamente all'emittente (Argentina) il pagamento delle somme versate con l'acquisto delle obbligazioni. Somme rimaste congelate a seguito del rifiuto di rimborso opposto dal Governo Argentino nel dicembre 2001 con la dichiarazione di moratoria del debito estero.

La controversia legale è a lungo rimasta “bloccata” in quanto il giudice americano doveva valutare l'esistenza della propria giurisdizione rispetto all'azione, ovvero se il tribunale fosse o meno competente a decidere sull'intera vicenda.

Dopo aver a lungo atteso, lo scorso 4 agosto 2011 il tribunale dell'Icsid ha depositato il provvedimento con il quale si è dichiarato competente a decidere nel merito la causa, ordinando di avviare la discussione del merito della vicenda.

Questa decisione ha di fatto cancellato una delle principali difese proposte dalla Repubblica Argentina, la quale puntava sull'assenza di potere di decisione da parte del tribunale e conseguente affossamento della causa intentata dagli obbligazionisti italiani nei propri confronti.

Nicola Stock ha espresso soddisfazione per il provvedimento adottato ed ha osservato che “la decisione è un successo ed una soddisfazione per gli obbligazionisti italiani e sancisce il loro diritto ad avviare azioni legali contro l'Argentina”.

E' evidente, infatti, che l'esito positivo dell'azione legale – per la quale questa Associazione esprime ancora una volta i propri dubbi – appare più vicino alla luce del provvedimento pronunciato dal giudice americano.

“Continueremo ad agire affinché sia stabilita la responsabilità dell'Argentina al fine di ottenere un equo risarcimento del danno patito dagli obbligazionisti italiani” ha aggiunto Stock, manifestando un nuovo ottimismo.

Stock dimentica, però, che il giudice americano ha risolto, solo dopo 5/6 anni, una questione preliminare e ancora non è stata avviata la fase di discussione del merito della vicenda.

In altri termini, a distanza di 10 anni dalla moratoria dichiarata dalla Repubblica Argentina, il processo nei confronti di quest'ultima non è ancora di fatto iniziato.

A ciò si aggiunga, e questo rende più incerta la bontà di questa azione legale, che anche in caso di esito positivo dell'azione giudiziaria avviata da TFA, non si intuisce in che modo potranno essere recuperati i soldi dei risparmiatori italiani.

Tutti questi aspetti rendono poco credibile, a parere nostro, questa azione legale anche se registriamo il punto segnato da TFA nei confronti dell'Argentina. 

venerdì 3 dicembre 2010

«Quanto si è ripreso sui bond argentini» - Prof. Beppe Scienza

Di recente ci è stato chiesto quale è il valore ottenuto per chi ha aderito al concambio 2010 dei bond Argentina.
Di seguito vi proponiamo un contributo del Prof. Beppe Scienza con il quale viene fatta chiarezza sul punto.

Ringraziamo il Prof. Scienza per l'autorizzazione all'utilizzo del suo contributo.

tratto da La Repubblica, 22-11-2010, Affari & Finanza, p. 23
Cinque anni fa l’offerta dell’Argentina ai suoi sventurati obbligazionisti, travolto dal crac del dicembre 2001, fu bollata come indecente, vergognosa ecc. e comunque inaccettabile. Quest’anno ha proposto ancor meno e quasi nessuno ha fiatato.

La riapertura dell’offerta pubblica di scambio (ops) di Buenos Aires è stata una ciambella di salvataggio lanciata soprattutto ai risparmiatori italiani. Solo in Italia così tanti non aderirono nel 2005, vittime del tiro mancino giocatogli da chi si atteggiava a loro paladino. Se oltre 200 mila rimasero col cerino acceso in mano è perché Federconsumatori, Codacons, Adiconsum ecc. si premuravano di “sconsigliare ai risparmiatori di aderire ad un’offerta capestro” e Altroconsumo addirittura derideva chi, come il sottoscritto, spiegava quanto fosse autolesionista un rifiuto.

Ma questa volta anche i sassi avevano capito che le possibilità di vincere cause o arbitrati contro la repubblica sudamericana sono praticamente nulle. Così molti hanno pensato che convenisse salire sull’ultimo treno e hanno consegnato le loro vecchie obbligazioni in cambio di un pacchetto di titoli e qualche soldo. Recentemente è tutto arrivato sui depositi titoli e sui conti, a volte prima a volte dopo, a seconda dell’intermediario.

Capire quanto è stato effettivamente recuperato non è immediato e varia leggermente da titolo a titolo. Nel caso in particolare dei piccoli risparmiatori, bisogna sommare cinque voci (vedi tabellina), arrivando così a circa 54 euro per ogni 100 di valore nominale delle obbligazioni originarie. È più di quanto ci si aspettava al momento dell’offerta, perché i titoli argentini sono complessivamente saliti. È però comunque meno rispetto a quanti, in barba ai tanti cattivi consigli, aderirono già nel 2005. Costoro hanno ottenuto 6,7 euro aggiuntivi grazie ai pagamenti dello strano titolo Argentina Pil 2035, con un recupero complessivo intorno ai 61 euro.

A proposito di una seconda chance, sarebbe carino se l’offrisse anche il Tesoro italiano per i rimborsi delle obbligazioni Alitalia, ormai in dirittura d’arrivo. Le poche mancate adesioni non sono neppure da attribuire a intenzioni bellicose (e velleitarie) nei confronti dello stato italiano, come per l’Argentina, ma solo a dimenticanza o a obiettive difficoltà per un’offerta che scadeva (l’anno scorso) fa proprio alla fine agosto.

Di seguito la tabella per comprendere il livello di perdita per chi ha accettato il concambio



lunedì 12 luglio 2010

«La lezione del (mancato) rimborso dei bond argentini» - Beppe Scienza

Per i titoli dell’Argentina siamo all’ultimo atto. Scade il prossimo 22 giugno la nuova Offerta pubblica di scambio (Ops) del governo di Buenos Aires, rivolta a chi ha ancora obbligazioni emesse prima del 2002. Ma il punto non è la convenienza ad accettarla. La vicenda è interessante per vari motivi. In particolare perché aiuta a capire quanto poco l’Italia sia un paese normale; e quanto spesso in Italia i tiri mancini arrivino da chi dovrebbe stare dalla propria parte.

La storia inizia con la diffusione dei titoli di stato argentini dagli anni ’90 fino al patatrac del dicembre 2001, quando l’Argentina smette di pagare interessi e rimborsi. È il cosiddetto default, che si abbatté su circa 450 mila risparmiatori italiani, vittime in parte della ricerca spensierata di rendimenti persino del 10%, in parte dei consigli avventati di molte banche.

Passa circa un anno e le banche italiane s’inventano la Task Force Argentina (Tfa), un’iniziativa con l’unico vero fine di tenere buoni i risparmiatori che rumoreggiavano e distoglierli da cause contro di esse. Gli mettono a capo un certo Nicola Stock e la stampa economica, anziché smascherare la manovra, gli dà credito e lo intervista in continuazione (ora un po’ meno) come se l’attività della Tfa potesse avere una qualche utilità per i risparmiatori coinvolti.

Arriva poi il dicembre 2004 e l’Argentina propone un compromesso. Quanto offre è stimabile prudenzialmente fra il 35 e 40 per cento del valore delle obbligazioni fallite, che è comunque meglio di niente.

Pronta la Tfa dichiara l’offerta “assolutamente inaccettabile” (3-1-2005). Scrive a caratteri cubitali e tutto maiuscolo “NON ACCETTARE L’OFFERTA” (Avviso ai bondholders del 14-1-2005). Addirittura si inventa una risibile minaccia di pignoramenti, sequestri ecc. per gli interessi corrisposti dai nuovi titoli (Nota del 14-1-2005). E tutto ciò con l’avallo delle banche italiane (Comunicato Abi del 19-1-2005). In compenso promette mare e monti, cioè di ottenere il rimborso integrale e anche tutti gli interessi arretrati.

Ma in fondo cosa c’è d’aspettarsi da un’iniziativa finanziata dalle banche italiane? La cosa indecente è che quasi tutte le associazioni di consumatori (Adiconsum, Codacons, Federconsumatori, Unione Nazionale Consumatori ecc.) e la ditta Altroconsumo si appiattiscono sulla posizione della Tfa e perorano la causa del rifiuto. Le inducono a tale scelta sciagurata le troppe connivenze con il sistema bancario italiano, a dispetto delle incendiarie dichiarazioni di facciata, la loro incompetenza in materia e la volontà di imbastire una lotta politica… coi soldi dei risparmiatori. Siamo cioè al livello del proverbiale: “Armiamoci e partite!”.

I pochissimi che in Italia scrissero chiaro e tondo che conveniva accettare, fra cui il sottoscritto, furono oggetto di insulti e pubblico dileggio, in particolare sulle pubblicazioni della società editoriale Altroconsumo. Ovviamente accettarono in massa gli investitori istituzionali e si guardarono bene dal consigliare il rifiuto le associazioni di consumatori svizzere, austriache e tedesche (Stiftung Warentest), che sono di tutt’altra pasta.

Caso unico nel mondo, circa la metà dei 450 mila risparmiatori rimase col cerino acceso in mano. Si trovarono sul groppone titoli totalmente infruttiferi e, avendo bisogno di soldi, li hanno dovuti vendere a prezzi stracciati. Nel frattempo la Tfa ne ha inventate di tutti i colori, come un insulso ricorso a un organo internazionale (Icsid), ovviamente senza cavare un ragno dal buco.

Chi aderì all’offerta si ritrova ora tutto sommato con 55 euro ogni cento iniziali. Chi invece accetta la nuova Ops, recupererà circa 47 euro, e sa a chi dire grazie per quanto ci rimette.

Si potrebbe poi aprire un capitolo su quegli avvocati che hanno incassato parcelle, intentando cause perse per chiedere impossibili pignoramenti dei consolati e dell’ambasciata argentini.

Un altro capitolo sui politici. Abbiamo Giorgio Benvenuto, che si fece bello andando inutilmente in Argentina nel 2005; l’allora ministro dell’economia Domenico Siniscalco che vantava (13-1-2005) “l’azione ferma del governo nelle varie sedi internazionali”, di cui però non s’è visto nessun risultato; l’attuale sottosegretario all’Economia Luigi Casero che attribuisce a merito dell’esecutivo la struttura dell’attuale ops, che semplicemente ricalca quella del 2005, ecc.

Ma gli italiani hanno già poca stima della classe politica. Particolarmente biasimevoli sono piuttosto le associazioni di consumatori, soprattutto perché recidive. Qualcuna ne sta fuori, come l’Adusbef, ma la maggior parte dà il suo imprimatur all’altra squalificata iniziativa delle banche italiane, ovvero PattiChiari. Su cui ci sarebbe molto da dire, ma forse basta ricordare che consigliava i titoli Lehman Brothers ancora il 15-9-2008, cioè addirittura a fallimento già conclamato.

Beppe Scienza

il Fatto Quotidiano, 18-6-2010 p. 7
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