Il presente post ha la finalità, senza alcuna pretesa di essere esaustivi, di esporre i principi generali dai quali sorgono i diritti riconosciuti agli animali, a cui fanno seguito i relativi doveri dei padroni.
L'esigenza della disciplina della materia, ed in particolare della convivenza tra uomo ed animale, nonché la tutela di quest'ultimo, è intervenuta solo di recente, anche se già nei tempi antichi si riconosceva l'importanza del nostro amico a quattro zampe.
Nel corso degli ultimi secoli, l'uomo ha gradualmente valorizzato il ruolo dell'animale, non più solo come fonte per il proprio nutrimento, ma come vero e proprio attore protagonista della vita, tanto da arrivare a riconoscere all'animale il ruolo di suo compagno.
Ed ecco, nell'era moderna, sorgere la definizione (riconosciuta anche in ambito giuridico) dell'animale d'affezione, ove il nostro amico a quattro zampe diviene titolare di diritti e tutele da parte dei vari ordinamenti giuridici.
Senza volersi troppo dilungare in questa materia, si può notare negli ultimi anni lo sviluppo di legislazioni volte a considerare l'animale come soggetto titolare di diritti, così ponendo in capo al padrone, od anche agli altri uomini, doveri di condotta ovvero veri e propri divieti.
Gli stessi giudici hanno progressivamente applicato le norme, e laddove non esisteva un quadro normativo, lo hanno creato ad hoc proprio per salvaguardare la salute degli animali.
Di recente, l'Unesco ha ritenuto necessario introdurre un corpo di norme generali volte a valorizzare la figura dell'animale, così legiferando in materia con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale, proclamata il 15 ottobre 1978.
La rilevanza del documento, nulla sul piano giuridico e legislativo e che potete trovare di seguito, è quella di aver delineato alcuni principi ampi e generali, e che possono essere tenuti in debita considerazione sia dal legislatore nazionale che dal singolo giudice chiamato a risolvere una controversia che vede come protagonista un animale.
Uno dei punti fondanti della Dichiarazione del 1978 è quello è la enucleazione del principio di benessere dell'animale considerata anche come una forma di libertà e la sua tutela.
Libertà intesa come:
- Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione, mediante il facile accesso all'acqua fresca e a una dieta in grado di favorire lo stato di salute;
- Libertà di avere un ambiente fisico adeguato, comprendente ricoveri e una zona di riposo confortevole;
- Libertà da malattie, ferite e traumi, attraverso la prevenzione o la rapida diagnosi e la pronta terapia;
- Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie;
- Libertà dal timore, assicurando condizioni che evitino sofferenza mentale.
Anche a livello comunitario, la protezione degli animali ha avuto un suo riconoscimento, in particolare con il Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, ove l'Unione Europea ha assunto l'impegno di protezione degli animali, con garanzia del loro benessere, incentivando politiche volte a tutelare le esigenze fisiologiche degli animali, ma anche la dimensione morale, considerando questi ultimi come soggetti dotati di sensibilità e quindi potenzialmente idonei, come l'essere umano, a provare sofferenza e dolore.
L'art. 13 del Trattato è chiaro sul punto "Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno (…) l’Unione Europea e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale".
Si ricorda, inoltre, che la tutela del sentimento dell'animale, definito anche di compagnia, trova una sua disciplina nella Convenzione Europea per la protezione degli animali di compagnia del 2010.
Le norme nazionali hanno dato piena applicazione a quelle comunitarie, tant'è che l'Italia ha disciplinato la materia, arrivando a tutelare gli animali d’affezione, al fine di salvaguardare il soggetto debole nella relazione uomo - animale.
Il ruolo dell'animale, nella nuova sfera di animale d'affezione, era stata peraltro esplicitata nella legge quadro in materia di tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo del 14 agosto 1991, n. 281 che così si è espressa: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro gli stessi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”.
L’Italia ha sviluppato, negli anni, norme volte a difendere i cani e gatti contro le condotte dei padroni, ma anche riconoscendo il diritto alla vita e alla tutela dei randagi, alla cura degli animali ammalati e il divieto alla soppressione e la lotta al randagismo.
In materia, si deve segnalare anche l'Accordo tra il Ministero della Salute, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet - therapy, dove sono stati introdotti importanti regole nel rapporto essere umano - animale, prevedendo specifici diritti in favore dell'animale ed obblighi per l'uomo.
Tale Accordo prevede che nel momento in cui una persona decide di prendersi cura ed occuparsi di un animale d’affezione, assume specifici obblighi e la responsabilità per la salute del proprio amico a quattro zampe, provvedendo a fornire una sistemazione e tutte le cure del caso.
In particolare, il padrone è obbligato verso l'animale a:
rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico ed etologico;
consentirgli un'adeguata possibilità di esercizio fisico;
prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
garantire la tutela di terzi da aggressioni;
assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora.
Si tratta di doveri specifici con il fine di tutelare e curare il benessere dell'animale che non possono essere disattesi dal padrone, rappresentando, in ultima istanza, una traduzione pratica dei principi generali che troviamo nella Dichiarazione Unesco del 1978.
Si segnala, infine, delle norme specifiche a tutela degli animali introdotte con il Codice del Turismo e il Codice della Strada.
L'art. 30 del Codice del Turismo dispone che "lo Stato promuove ogni iniziativa volta ad agevolare e favorire l'accesso ai pubblici servizi nei luoghi aperti al pubblico dei turisti con animali domestici al seguito".
La norma in parola agevola ogni iniziativa commerciale che predisponga spazi di accoglienza e cura per i turisti accompagnati da animali domestici, così favorendo questo peculiare tipo di turismo.
Il Codice della Strada, con la riforma intervenuta con la L. 120/2010, ha introdotto l'obbligo da parte dell'automobilista di intervenire a soccorrere l'animale ferito nel caso di incidente, così equiparando il diritto di soccorso dell'animale a quello dell'umano.
Qui di seguito la Dichiarazione universale dei diritti dell'animale.