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venerdì 10 luglio 2026

Quali sono le ultime novità sull'indagine europea a Shein

E' passata sotto un generale silenzio l'indagine che lo scorso febbraio ha avviato la Commissione europea nei confronti di uno dei grandi operatori commerciali on line, Shein, che è stato accusato di alcune gravi condotte commerciali scorrette che potrebbero aprire nuovi preoccupanti scenari.

La Commissione europea ha dato avvio ad un procedimento formale contro il colosso cinese dell'ultra fast fashion per tre ragioni: prodotti illegali in vendita sulla piattaforma, meccanismi progettati per creare dipendenza, e algoritmi poco trasparenti. Non si tratta di una normale contestazione burocratica. È una delle prime grandi battaglie dell'UE per far rispettare le nuove regole del mondo digitale.


- Cos'è successo e perché adesso

Come anticipato, lo scorso 17 febbraio 2026, la Commissione europea ha avviato un procedimento formale contro Shein nell'ambito del Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone obblighi precisi alle grandi piattaforme online in materia di trasparenza, sicurezza e tutela degli utenti.

Ad onor del vero, non ha sorpreso l'avvio della procedura da parte della Commissione, tenuto conto che già nel 2024 a Bruxelles erano partite richieste formali di informazioni a Shein, senza ottenere risposte soddisfacenti (vedi qui).

Ed anche nel 2025, la Commissione ha avuto modo di indagare in merito ai prodotti commercializzati e al metodo di business del gigante cinese, tant'è che il procedimento formale avviato qualche mese addietro, potrebbe portare anche misure provvisorie, obblighi correttivi e sanzioni economiche pesanti.

Occorre ricordare che questa piattaforma, classificata come Very Large Online Platform (VLOP) ovvero una piattaforma di grandissime dimensioni, è tenuta a rispettare obblighi più stringenti del DSA, proprio al fine di garantire un mercato comune trasparente e corretto.

venerdì 29 maggio 2026

Sconti online: uno su tre è irregolare. Cosa sta succedendo davvero e come difendersi

L’ultima indagine europea sui prezzi online lancia un segnale chiaro: durante i grandi eventi di vendita, la trasparenza resta un problema diffuso. Lo “sweep” coordinato dalla Commissione europea insieme alle autorità nazionali ha analizzato 314 operatori in 25 Paesi, concentrandosi sulle pratiche adottate durante Black Friday e Cyber Monday.

Il risultato è preoccupante: solo il 40% dei venditori rispetta pienamente le regole europee sugli sconti, mentre almeno uno su tre presenta irregolarità vere e proprie. In un ulteriore 30% dei casi, le informazioni fornite risultano incomplete o poco chiare.


- Sconti poco trasparenti e strategie che confondono

Il quadro che emerge non riguarda solo violazioni formali, ma un problema più profondo: molte pratiche commerciali sono costruite per orientare – se non condizionare – le scelte dei consumatori.

Le norme UE sono nette:

    a.- lo sconto deve basarsi sul prezzo più basso degli ultimi 30 giorni;

    b.- il prezzo deve essere completo e comprensivo di tutti i costi fin dall’inizio;

    c.- le comparazioni devono essere chiare e non ingannevoli.

Eppure, l’indagine evidenzia criticità diffuse e consolidate negli anni, attestanti una realtà ben diversa dalle finalità perseguite dal legislatore europeo con le norme introdotte negli ultimi decenni, così come interpretate dallo stesso giudice comunitario.

L'indagine ha appurato, infatti, che nel 34% dei casi vengono usati confronti di prezzo poco trasparenti, spesso senza indicare chiaramente il riferimento, o eventuali limitazioni introdotte dal venditore.

E' stato accertato, inoltre, che nel 18% dei casi compaiono tecniche di pressione (timer, scarsità), spesso fuorvianti per il consumatore, indotto ad acquistare a condizioni non sempre trasparenti.

Infine, non sono pochi i casi di "drip pricing", pari al 10% dei casi, ovverosia la tecnica di marketing scorretta, mediante la quale viene pubblicizzato il prezzo del prodotto, non rilevando al momento dell'acquisto gli ulteriori costi o commissioni aggiuntive che vengono rese note solo nelle fasi successive del processo di acquisto.

Si tratta di meccanismi che incidono direttamente sulla capacità del consumatore di compiere scelte consapevoli, alterando il processo decisionale attraverso urgenza artificiale e informazioni incomplete.


- Un problema sistemico, non episodico

Quando una quota così ampia di operatori non rispetta le regole, non si può parlare di singoli comportamenti isolati, ma siamo davanti ad un fenomeno strutturale che mette in discussione l’equilibrio del mercato digitale e la tutela del consumatore.

Particolarmente insidioso è l’uso della pressione psicologica: offerte a tempo, countdown e messaggi di scarsità creano un senso di urgenza che spinge ad acquistare senza verificare davvero la convenienza.

Allo stesso modo, il “prezzo a pezzi” (drip pricing) compromette un principio fondamentale: il consumatore deve conoscere subito il costo reale dell’acquisto.

sabato 6 luglio 2024

Bene la Commissione europea che avvia l'indagine su Shein e Temu

Con favore segnaliamo il recente intervento della Commissione europea volto a tutelare i consumatori, dando applicazione alla recente direttiva per tutela dei servizi digitali, chiedendo una serie di chiarimenti alle piattaforme cinesi di commercio elettronico Shein e Temu.

Il controllo avviato dalla Commissione è finalizzato ad accertare se i due operatori dell'e-commerce abbiano dato esecuzione alle novità normative introdotte con Digital services act (Dsa), prevedendo misure tecniche volte a tutelare i consumatori che accedono al servizio on line, e garantire che i beni e i contenuti non siano  illegali e dannosi.

E' risultato, come denunciato da alcune associazioni consumatori, che i prodotti offerti nel mercato digitale erano illegali e che sulla piattaforma sono portati avanti "dark patterns", ossia interfacce volte a confondere/ingannare il consumatore.

La Commissione ha ricordato che: "Sia Temu che Shein devono fornire le informazioni richieste entro il 12 luglio 2024. Sulla base della valutazione delle risposte, la Commissione valuterà le prossime tappe. Ciò potrebbe comportare l'apertura formale di un procedimento ai sensi dell'articolo 66 della legge sulla protezione dei dati. A norma dell'articolo 74, paragrafo 2, della legge sulla protezione dei dati, la Commissione può infliggere ammende per informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti in risposta a una richiesta di informazioni. In caso di mancata risposta, la Commissione può decidere di chiedere le informazioni mediante decisione. In questo caso, la mancata risposta entro il termine potrebbe comportare l'imposizione di penalità di mora.".

venerdì 12 aprile 2024

Dal 2025 stop agli incentivi per le caldaie a metano

Nuovo passo a livello europeo verso la lotta all'inquinamento atmosferico con la previsione adottata nei giorni scorsi, ossia l'interruzione degli incentivi per le caldaie alimentate esclusivamente a metano a partire dal 2025. 

Il provvedimento adottato a livello europeo rientra nel più ampio piano sviluppato con la direttiva Epbd (Energy performance of buildings directive), ossia un corpo di norme che dovranno essere seguite dai paesi membri chiamati a riqualificare patrimonio immobiliare.

Come segnalato da più parti, la norma comunitaria è, nella sua versione definitiva, più morbida delle versioni oggetto di discussione, in quanto non prevede delle sanzioni verso i membri dell'Unione nel caso di mancato rispetto del nuovo divieto.

Invero, il legislatore comunitario mira a rendere definitivo e vincolante il divieto nel 2040, allorché il bando per le caldaie a metano diventerà totale.

Accanto a questo, c’è un obiettivo di breve termine: lo stop agli incentivi, a partire dal 2025, per le caldaie alimentate solo da combustibili fossili.

Nel nostro Paese questo divieto si sovrappone al termine delle agevolazioni previste per i nuovi impianti e che termineranno alla fine del 2024, sicché appare opportuno che sia a livello comunitario che in ambito locale sia prevista una nuova forma di agevolazioni/incentivi fiscali.

La direttiva è chiara nella disciplina dei diversi combustibili e delle tecnologie previste proprio con il fine di indirizzare il rinnovamento verso la transizione verde. 

Solo nei prossimi anni potremo vedere/apprezzare i risultati conseguenti all'adozione delle norme comunitarie.

sabato 9 novembre 2019

Clausole abusive - la Commissione pubblica orientamenti interpretativi del diritto comunitario

La Commissione ha pubblicato, di recente, un documento molto interessante con il quale ha voluto illustrare gli orientamenti giurisprudenziali che si sono sviluppati in materia di clausole abusive.

La relazione, che potete leggere di seguito, affronta l'ambito applicativo della direttiva 93/13/CEE inerente le clausole abusive (vessatorie) applicate ai contratti conclusi tra professionista e consumatore con indicati i precedenti più rilevanti espressi negli anni dalla Corte di giustizia europea.

L'elaborato della Commissione si suddivide in diverse sezioni:
1. Struttura, obiettivi e l’ambito di applicazione della direttiva;
2. Rapporto tra diritto europeo e diritto nazionale (principio di armonizzazione minima);
3. Trasparenza ed equità - la clausola abusiva;
4. Il carattere abusivo di una clausola -  diritti ed obblighi delle parti (art. 6);
5. Modalità di valutazione ed accertamento del carattere abusivo della clausola.

Qui il documento della Commissione.

sabato 13 luglio 2019

Cibo ingannevole - un terzo dei prodotti venduti in Europa è poco trasparente

La Commissione dell'Unione europea ha presentato, di recente, il risultato di una indagine conclusa in materia di prodotti alimentari venduti nei mercati comunitari.

Il dato più inquietante risultato dallo studio è che oltre un terzo dei prodotti che troviamo sugli scaffali sono presentati in modo ingannevole e falso.

Pare che esistano delle specifiche tecniche con le quali ai consumatori vengono proposti come uguali beni che, in realtà, hanno composizioni e preparazioni distinte.

Lo studio, svolto dal Centro comune di ricerca JRC, il servizio interno della commissione europea per la scienza e la conoscenza e che potete leggere di seguito, è stato svolto con riferimento a tutti i mercati dei Paesi dell'Unione, con specifici risultati che, letti nel loro insieme, hanno dimostrato un orientamento comune portato avanti dalle maggiori compagnie del settore.

sabato 19 maggio 2018

Quali le linee guida della Commissione per la tutela europea in favore dei consumatori digitali

Il recente intervento della Commissione Europea (New deal for consumers) definisce le nuove strategie che verranno seguite a livello comunitario nella legislazione in favore dei consumatori.

Il documento, che potete leggere di seguito, ha il fine di spiegare in che modo il legislatore europeo intende realizzare un corpo di norme che garantista l'effettiva tutela del consumatore comunitario e il rispetto dei propri diritti, specialmente nella nuova economia digitale.

Ed ecco che, così pare intendere da una prima lettura del documento, l'idea della Commissione sia quella di rafforzare i diritti processuali dei consumatori, anche attraverso l'azione di classe, o rafforzando i poteri di intervento e sanzionatori delle autorità nazionali (si pensi all'Antitrust in Italia).

La grande questione riguarda, oggigiorno, le nuove forme di tutela dei consumatori in rete, ed è questo il principale obiettivo perseguito dall'Unione Europea, intenta a comprendere come difendere il consumatore digitale, vittima delle truffe on line, od anche degli inadempimenti attuati dalle società della new economy.

Sinteticamente, richiamando i punti fondamentali del documento che potete trovare in calce, riprendiamo i punti principali del new deal prospettato a Bruxelles.

1. Occorre rafforzare i diritti dei consumatori online
Il mercato online dovrà essere più trasparente e finalizzato a tutelare il consumatore.
Gli acquisti digitali devono perfezionarsi all'esito di un percorso informativo, ove il contraente debole sia reso edotto della qualità del prodotto/servizio venduto; i diritti a sua disposizione; la tutela nel caso di inadempimento da parte del produttore/venditore.

Mercato trasparente vuol dire, inoltre, maggiore chiarezza nelle ricerche e comparazioni on line, al fine di poter consentire al consumatore di poter scegliere in modo sicuro ed appropriato. E come sappiamo, questo settore attualmente è estremamente generico, in quanto non è dato sapere quali siano i risultati delle ricerche telematiche; quali siano i servizi on line effettivamente gratuiti; come avviene la classificazione dei risultati all'esito della ricerca.

2. Nuovi strumenti di tutela dei consumatori per il risarcimento negli acquisti on line 
La parola d'ordine della Commissione per attuare la tutela del consumatore è "azione rappresentativa" il cui fine sarà quello di permettere ad un soggetto unico - ad esempio un'associazione dei consumatori -  di poter rappresentare tutti i consumatori interessati ad ottenere il risarcimento o la riparazione verso i venditori per il medesimo servizio.

E' chiaro che lo spirito della Commissione sia quello di favorire l'azione collettiva comunitaria, avviata da consumatori di diversi paesi interessati ad ottenere il risarcimento dai venditori e conseguenti dalla medesima pratica commerciale scorretta.

L'azione collettiva, nella versione europea, dovrebbe essere affidata esclusivamente alle associazioni dei consumatori - senza fine di lucro - con esplicito divieto di assistenza da parte degli studi legali.

3. Nuove sanzioni per le violazioni del diritto comunitario: "il danno collettivo"
Collegato al punto precedente è il danno collettivo, ossia la presenza di specifiche forme di tutela comunitaria per le c.d. “situazioni di danno collettivo”, ossia medesimi contratti di vendita, medesime pratiche commerciali scorrette, medesime sanzioni.

La medesima posizione deve prevedere una tutela collettiva in favore dei consumatori vittime del medesimo danno.

4. No alle differenze di qualità dei prodotti in consumo
Uno dei punti più interessanti, e sul quale dovremo sicuramente tornare, ha ad oggetto la ricerca della medesima qualità dei prodotti in tutta Europa.

La Commissione, portando avanti un precedente orientamento, mira a superare le differenza di qualità dei prodotti tra i vari Stati membri dell'Unione, e attraverso il contrasto delle pratiche commerciali ingannevoli delle società, assicurare che non siano commercializzati nel mercato europeo prodotti apparentemente  identici, ma che in realtà hanno evidenti differenze qualitative.

5. Condizioni migliori per le imprese comunitarie
Tutti i progetti sopra richiamati possono essere ottenuti, secondo il documento della Commissione, attraverso il miglioramento delle condizioni delle imprese, riducendo inutili oneri e spese, e dall'altra favorendo l'interazione/collaborazione tra i diversi imprenditori dei Paesi membri.

Qui di seguito, lo studio dell'Unione Europea.

venerdì 19 gennaio 2018

Aumentano gli acquisti on line. Aumentano i problemi per i consumatori europei

Il recente report rilasciato dal report della Commissione europea “Consumer Conditions Scoreboard 2017”, ove sono stati analizzati i dati raccolti nell'ultimo anno e relativi agli acquisti di beni e servizi tra consumatori ed operatori comunitari.

Lo studio condotto a livello comunitario ha riguardato alcuni aspetti, quali  la conoscenza e fiducia dei consumatori in merito al mercato comunitario; l'applicazione, più  o meno conforme, delle norme in ambito comunitario; le modalità ed i tempi di risoluzione delle controversie.


Il risultato emerso da questo studio, è che il mercato digitale ha incrementato in modo decisivo gli acquista transfrontalieri, aumentati in modo significativo in tutti i Paesi dell'Unione.


Altro dato rilevante riguarda la fiducia dei consumatori negli acquisti on line, in quanto tale modalità di operazione, divenuta sempre più comune, ha comportato una maggior consapevolezza/fiducia nel consumatore, aumentata  del 12% per gli acquisti verso venditori con sede legale nel proprio Paese, e addirittura del 21% verso operatori professionale con sede in altro Stato membro dell’Unione.


Per contro, sono in aumento gli inconvenienti negli acquisti operati dai consumatori digitali, i quali hanno dovuto affrontare difficoltà, quali il rifiuto del pagamento o l'errata consegna dei prodotti, sino alle ipotesi di vendite fantasma.


Questo dato è il controaltare dell'incremento delle transazione relative ad acquisti on line, soggette a questo tipo di inconvenienti.


Ultimo aspetto trattato dal report riguarda le modalità di reclamo e tutela per questo tipo di acquisto, che come è noto, riguardano di solito importi di modesta entità.


Il reclamo, primo passo in questa materia, non sempre viene presentato dal consumatore in quanto l'importo oggetto di controversia è così esiguo da non giustificare l'avvio di una azione legale o altri strumenti di tutela.


E' chiaro che il tema delle piccole controversie (small claims) interessa da vicino la Commissione, la quale ha di recente introdotto il nuovo regolamento sul “Procedimento europeo per le controversie di modesta entità” entrato in vigore lo scorso 14 luglio 2017, elevando da 2.000 a 5.000 euro il valore limite della controversia per il quale è possibile utilizzare questo procedimento di soluzione extragiudiziale delle controversie.


Qui di seguito, una parte del report dell'Unione Europea.

lunedì 17 aprile 2017

Commissione Europea - report multiproprietà

L'Unione Europea continua a monitorare con attenzione il mercato europeo delle multiproprietà, segnalando le incongruenze emerse dopo l'adozione della Direttiva n. 2008/122/EC, introdotta in Italia nel 2011.

La norma in parola ha apportato alcune significative novità per i contratti di vendita, scambio e rivendita di timeshare migliorando, seppur parzialmente, i diritti dei consumatori. 

Il recente report pubblicato dalla Commissione Europea lo scorso 16 dicembre 2015 ed inerente la multiproprietà (timeshare) o gli altri diritti vacanza a lungo termine ci consente di comprendere quale impatto hanno avuto le nuove norme comunitarie nelle vendite di diritti vacanza.

Vediamo quali sono le novità della direttiva e le conseguenze riscontrate nei primi anni di applicazione della  norma comunitaria.

venerdì 24 febbraio 2017

Dal 2018 anche i contenuti on line potranno essere liberamente visibili in tutta Europa

Grande novità per gli abbonati alle principali piattaforme digitali che, sino ad oggi, non hanno potuto vedere gli eventi pagati al di fuori del territorio italiano.

La Commissione ha dato approvazione al regolamento che dovrebbe consentire agli abbonati europei di poter fruire i propri abbonamenti anche negli altri paesi dell'Unione Europea.

Il quadro normativo dovrà essere migliorato nei prossimi mesi,  ed allo stesso tempo gli stessi operatori dovranno, nei prossimi nove mesi, organizzare l'infrastruttura tecnica.

Con questo accordo, infatti,  dal gennaio 2018 il singolo cittadino di un paese dell'Unione Europea che sia titolare di un pacchetto di contenuti digitali  a pagamento, potrà fruire del suo contratto anche negli altri stati senza che vi sia alcuna limitazione nella possibiblità di vedere film, serie tv, musica ed eventi sportivi.

Qui di seguito,  il comunicato  stampa della Commissione dell'Unione Europea.

giovedì 16 luglio 2015

Maggiori poteri per i consumatori nel mercato dell’energia

Nel quadro della strategia dell'Unione dell'energia, oggi la Commissione ha presentato proposte volte a conferire ai consumatori un nuovo ruolo nel mercato dell'energia, a ridefinire l'assetto del mercato europeo dell'energia elettrica, ad aggiornare l'etichettatura dell'efficienza energetica e a rivedere il sistema UE di scambio di quote di emissione.

Il pacchetto di misure rappresenta un passo importante nell'attuazione della strategia dell'Unione dell'energia, che figura tra le priorità politiche della Commissione Juncker presentate nel febbraio 2015, e punta su una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici. Le proposte odierne sottolineano l'importanza del principio "l'efficienza energetica al primo posto" e pongono le famiglie e le imprese al centro del mercato europeo dell'energia.

sabato 4 ottobre 2014

7 novembre 2014: si conclude la consultazione europea per il riutilizzo dell’acqua

Il prossimo 7 di novembre si conclude la consultazione con la quale la Commissione Europea ha chiesto a tutti i cittadini comunitari di esprimersi in merito ad un argomento rilevante: il riutilizzo dell'acqua depurata.

La Commissione stessa, già al lancio della consultazione pubblica, aveva evidenziato che tale pratica sconosciuta in Europa, in quanto non molto diffusa. L’intenzione della Commissione europea è quella di sviluppare questa pratica positiva, la fine di salvaguardare l’ambiente e garantire uno sviluppo equilibrato e rispettoso delle diverse esigenze.
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