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domenica 7 gennaio 2024

Informazione non completa - il diritto di recesso può essere esercitato oltre i 14 giorni

La Corte di giustizia dell'Unione europea ha voluto, con la sentenza di questa domenica, il principio che l'omessa o carente informativa fornita al consumatore in merito ai suoi diritti può comportare delle conseguenze negative nei confronti dello stesso professionista.

Se il contratto non indica in modo chiaro e completo il diritto di recesso, il consumatore ha il diritto di esercitarlo anche oltre il termine di quattordici giorni, anche se si tratta di un contratto di credito per l'acquisto di un'autovettura.

Il consumatore che non abbia ricevuto informazioni complete sui propri diritti e obblighi può recedere in qualsiasi momento fino a quando non sia avvenuta la totale esecuzione del contratto.

Nel caso di specie, alcuni consumatori si erano rivolti ad un tribunale tedesco, contestando di non aver ricevuto valide informazioni in merito al loro diritto di recesso dal contratto di credito al consumo da parte di alcune banche delle case automobilistiche (BMW Bank, Volkswagen Bank e Audi Bank). 

Si trattava di contratti di leasing o credito al consumo per l'acquisto di un veicolo e i modelli contrattuali non specificavano in modo completo il diritto di recesso.

I consumatori hanno eccepito tale circostanza, sostenendo che il diritto di recesso non sarebbe mai sorto a causa dell'omessa completa informativa, invocando l'esercizio di tale diritto.

La Corte ha operato una necessaria distinzione, premettendo che nel caso di un contratto di leasing, il consumatore ottiene in locazione un veicolo che può utilizzare per un determinato frangente predeterminato nel contratto senza alcun obbligo successivo di acquisto dell'acqua al termine del periodo.

Per tali contratti, non essendovi la vendita dell'automobile (se non alla fine), non esiste alcun diritto di recesso.

Tale diritto esiste, invece, per coloro che concludono un contratto di credito al consumo collegato all'acquisto di un bene, un veicolo, sicché in questo ultimo caso il consumatore può avvalersi del diritto di recesso nel caso in cui non abbia ricevuto informazioni complete ed esatte sui suoi diritti e obblighi e il contratto sia in fase di esecuzione, ossia prima del pagamento dell'ultima rata.

Di seguito, il provvedimento del giudice comunitario.

domenica 30 luglio 2023

Credibilità creditizia ed obbligo informativo

La credibilità creditizia è un elemento centrale nella valutazione del profilo dell'affidabilità elaborato dalla banca a cui si è rivolto il cliente per chiedere un finanziamento.

Usualmente, quando la banca conclude la propria indagine con un esito negativo, si limita a comunicare al cliente il proprio grado di inaffidabilità e il conseguente rifiuto nella concessione del credito.  

Il cliente ha diritto ad ottenere più informazioni sulla propria reputazione creditizia?

Il Garante per la protezione dei dati personali ritiene, come si evince dalla lettura del provvedimento n. 199/202, di dare risposta positiva al quesito appena posto, tant'è che l'intermediario bancario può essere condannato ad adempiere a tale obbligo.

Nel caso di specie, oggetto del provvedimento è la finanziaria Volkswagen Leasing GmbH (“VWL”), alla quale si era rivolto un consumatore per ottenere un finanziamento per l'acquisto di un veicolo.

A seguito del rifiuto opposto dalla finanziaria, il cliente aveva chiesto ulteriori chiarimenti in merito alla propria affidabilità creditizia, cercando di comprendere quali report negativi avevano indotto l'intermediario finanziario a rigettare la richiesta di finanziamento.

VWL non dava pieno riscontro alla richiesta di informazioni avanzata dal cliente, obbligando quest'ultimo a segnalare la vicenda al Garante privacy, chiamato a chiarire se esiste o meno un diritto del privato ad ottenere informazioni in merito al proprio merito creditizio.

Il Garante ha censurato la condotta tenuta da Volkswagen Leasing GmbH, in quanto contraria al diritto previsto dall’art. 15 del GDPR che così prevede: "L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, di ottenere l'accesso ai dati personali [...]".

Il titolare dei dati personali ha il diritto ad ottenere informazioni, e copia dei documenti, che  riguardano i propri dati personali, in primis avere conoscenza su chi tratta i dati personali e come vengono trattati. 

L'accesso ai dati personali da parte dell’interessato deve essere completo e trasparente e l'intermediario non può limitarsi a rilasciare "[...] una descrizione generale dei dati [o] un semplice riferimento alle categorie di dati personali trattate", mentre è obbligato a fornire al cliente tutti i dati personali oggetto di trattamento, in modo completo, corretto e trasparente.

I dati, inoltre, devono essere aggiornati ed esposti in modo tale da consentire all'interessato di poter comprenderli e valutarli, al fine di accertare il rispetto della normativa di settore.

Nel caso di specie, il Garante ha ritenuto non sufficiente il mero richiamo alle banche dati private operato da VWL, in assenza di completa trasmissione dei dati, o ogni altra condotta tenuta dall'intermediario bancario che può rendere difficoltoso, o addirittura impedire, alla persona interessata di potere accertare la liceità e correttezza del trattamento dei propri dati bancari e la conseguente credibilità creditizia.

lunedì 8 giugno 2020

Volkswagen: consumatore tedesco risarcito dal giudice per l'auto truccata

La recente pandemia ha parzialmente oscurato la grande novità intervenuta in favore dei consumatori tedeschi attraverso la sentenza resa dalla Corte federale tedesca in favore di un cliente Volkswagen.

La vittoria di questo consumatore, uno dei settantamila che hanno intentato causa alla nota casa automobilistica, può essere da spartiacque in favore degli altri consumatori tedeschi e, magari, europei.

- Dieselgate
La vicenda è nota ed è stata trattata anche in questo blog (vedi qui), riguardando gli acquirenti di veicoli equipaggiati con motore diesel EA189, con emissioni di gas superiori a quelli dichiarati.

La casa automobilistica tedesca era stata costretta, come noto, ad un massiccio richiamo per l'aggiornamento del software dello "stabilizzatore di flusso" idoneo a migliorare le emissioni del veicolo.

La vicenda, però, ha avuto conseguenze giudiziarie con le numerose azioni collettive avviate negli Stati Uniti e quelle proposte in Europa, ed in particolare in Germania.

venerdì 16 dicembre 2016

Dieselgate: non c'è solo Volkswagen

Oltre il dieselgate e sicuramente peggio della vicenda Volkswagen. Questo ci viene da pensare dopo aver visto il recente, e semi sconosciuto dalle nostre parti, report indipendente pubblicato qualche mese fa negli Stati Uniti, secondo il quale  nessuna delle vetture certificate Euro 6 rispetterebbe i limiti di emissione previsti dalla legge comunitaria.

Secondo la relazione, che potete trovare di seguito in lingua inglese,  molti veicoli certificati Euro 6 supererebbero i limiti di inquinamento anche di 15 volte, così come  riportato nel report redatto da Transport & Environment, e diffuso dal giornale The Guardian.

Ed in particolare, FCA (Fiat) assieme ad Alfa Romeo e Suzuki risulterebbe la più inquinante delle  case costruttrici, producendo veicoli altamente inquinanti e non corrispondenti ad un sistema  di certificazione non adeguato ai nuovi mercati dell'auto.

Qui un interessante grafico dei livelli di inquinamento rilevati dal report di T&E.


Alla luce dei dati appena riportati, appare di tutta evidenza che la questione inquinamento dei veicoli troverà nuovi ed imprevedibili sviluppi, nella speranza che vi sia la seria volontà di approfondire la questione ed accertare la trasparenza dei dati dichiarati dai produttori di auto in merito alle reali   emissioni delle automobili.

Qui il report.

mercoledì 10 agosto 2016

L'Antitrust sanziona Volkswagen per il dieselgate

La vicenda dieselgate segna una novità con la sanzione di cinque milioni di euro irrogata dall'Antitrust a Volkswagen per la manomissione del dispositivo dei consumi di emissioni di gas dichiarato dal colosso tedesco.

Agcm ha accertato la natura di pratica commerciale scorretta da parte di Volkswagen per aver commercializzato nel mercato italiano veicoli alimentati a diesel, identificati con il codice EA189 EU 5, con omologazione ottenuta con un software idoneo ad alterare la rilevazione delle immissioni inquinanti nella fase di controllo, al fine di fornire un risultato delle emissioni ossidi di azoto (NOx) inferiore a quello reale.

L'Autorità garante ha ritenuto, in particolare, la scorrettezza nella vendita dei veicoli da parte di VW per aver commercialmente diffuso notizie non veritiere, attraverso brochure e annunci pubblicitari ove sono stati resi dei dati falsi e lontani dalla realtà.

A parere dell'Antitrust, la natura di tali messaggi avrebbe contribuito in modo decisivo nell'indurre in errore i consumatori, in particolar modo quelli con maggiore sensibilità ambientale, indotti all'acquisto di un veicolo "green" e poco inquinante.

Tale condotta, gravemente scorretta e contraria agli obblighi di diligenza professionale e idonea, altresì, ad alterare in modo decisivo il comportamento economico dei consumatori, è meritevole della sanzione di 5.000.000,00 euro.

Qui il provvedimento Volkswagen.

sabato 30 luglio 2016

Volkswagen/dieselgate- a che punto siamo?

Un anno dopo l'avvio della vicenda giudiziaria Volkswagen per l'affaire dieselgate, negli Stati Uniti si arriva alla resa dei conti in merito al risarcimento dei danni subiti dai consumatori che hanno acquistato veicoli equipaggiati con motore diesel EA189 (vedi).

E quindi, vediamo cosa è successo negli ultimi mesi tra Europa e Stati Uniti nello scandalo VW.

USA - L'avvio di azioni collettive, nonché l'intervento dell'Antitrust federale, hanno portato Volkswagen a trovare un accordo con il quale si impegna a pagare circa 14,7 miliardi di euro in favore dei proprietari di veicoli del Gruppo alimentati a diesel.

Secondo le ultime indiscrezioni, l'accordo raggiunto tra le parti dovrebbe prevedere due opzioni per i proprietari delle auto:
(a) il proprietario può rivendere il proprio veicolo a Volkswagen, incassando il relativo importo stabilito tra le parti, oltre ad una ulteriore somma a titolo di  risarcimento;
(b) nel caso di contratto di leasing, può essere prevista la risoluzione del contratto di leasing senza alcuna penalità.

Volkswagen ha previsto lo stanziamento di dieci miliardi per il riacquisto degli autoveicoli, oltre ai restanti miliardi destinati al risarcimento dei consumatori proprietari dei veicoli che intenderanno mantenere la propria auto, con il cambiamento della centralina e il risarcimento aggiuntivo di una cifra tra i cinquemila e i diecimila dollari.

La società tedesca, infine, destinerà un ulteriore importo al fondo federale destinato per l'ambiente e la tutela delle aree verdi protette.

EUROPA -
Se negli Stati Uniti si sta rapidamente arrivando ad una soluzione della vicenda, in Europa si sta procedendo tutto in maniera più lenta e pochi credono che si potrà ottenere la medesima soluzione raggiunta negli Stati Uniti.

E la ragione principale di questa difficoltà è stata resa nota in modo chiaro dall'amministratore di VW, Matthias Mueller, secondo il quale il numero elevato di veicoli del Gruppo alimentati a diesel presenti in Europa rende quasi impossibile una piattaforma di accordo simile a quella realizzata negli USA.

Ed anche le inchieste avviate dalle autorità di controllo, vedasi l'Antitrust italiana (vedi), non hanno ancora portato ad una soluzione idonea a tutelare gli interessi dei consumatori proprietari dei veicoli diesel EA189.  

ITALIA -  Nel frattempo, anche Volkswagen Group Italia S.p.a. ha cominciato ad inviare lettere con le quali invita i proprietari di questi veicoli a recarsi presso una delle officine autorizzate per l'intervento sostitutivo gratuito, come potete leggere di seguito.

VW chiarisce che, a sua detta, "la sua vettura è tecnicamente sicura e idonea alla circolazione su strada senza alcuna limitazione", ma allo stesso tempo "la invitiamo a procedere con l'aggiornamento fissando un appuntamento in officina con un Service Partner Volkswagen di sua scelta".

Qui di seguito, la comunicazione di Volkswagen.

lunedì 21 dicembre 2015

Modello EA189 - Volkswagen inizia l'aggiornamento dei motori

La società tedesca, coinvolta nel ormai nota vicenda dieselgate, ha comunicato di aver iniziato l'invio delle prime lettere ai proprietari delle macchine Volkswagen - modello EA189 per il richiamo e l'aggiornamento del software.

I veicoli di cui a tale modello sono quelli che montano i motori oggetto delle contestazioni sollevate dai consumatori negli ultimi mesi sia negli Stati Uniti che in Europa.

La casa automobilistica tedesca ha previsto l'aggiornamento del software, nonché l'installazione di uno "stabilizzatore di flusso", immesso direttamente nelle vicinanze della massa d'aria, e che dovrebbe consentire una limitazione delle immissioni.

I veicoli oggetto di richiamo sono centinaia di migliaia ed i motori oggetto di questa "revisione" sono principalemente quelli 1.2, 1.6 e 2.0 TDI, per i quali l'aggiornamento dovrebbe essere previsto tra qualche mese.

Volkswagen ha pubblicato, di recente, un video ove sono esposti gli aggiornamenti che interesseranno i veicoli oggetto di richiamo e che potete vedere qui di seguito.

sabato 3 ottobre 2015

L’Antitrust apre un’inchiesta su Volkswagen per condotta commerciale scorretta

Fonte: AGCM
Comunicato stampa 2 ottobre 2015
L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare un procedimento istruttorio, anche a seguito di varie segnalazioni ricevute da parte di associazioni di consumatori, nei confronti della società Volkswagen AG e della sua filiale che opera nella distribuzione di autoveicoli del Gruppo in Italia.

L’ipotesi istruttoria dell’Antitrust riguarda la configurabilità di una pratica commerciale scorretta in relazione alla nota vicenda relativa alla commercializzazione di autoveicoli e mezzi commerciali con caratteristiche qualitative e classe di emissione inquinante che sarebbero, nella realtà, inferiori ai valori dichiarati.

In particolare, i consumatori potrebbero essere stati indotti in errore nelle loro scelte d’acquisto dai claims utilizzati da Volkswagen su emissioni e classe di omologazione all’interno delle proprie campagne pubblicitarie e nei dépliants informativi distribuiti dai concessionari e rivenditori.

La pratica riguarderebbe una condotta scorretta relativa a numerosi modelli commercializzati dal Gruppo Volkswagen dal 2009 al 2015 con i marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda.


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